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L’Istat è ancora senza presidente, ma tre esperti valuteranno le candidature

La macchinosa procedura di nomina riapre gli interrogativi sull’ordinamento dell’ente

14/10/2018
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Dopo mesi di silenzio, nonostante a settembre sia stata presentata un’interrogazione parlamentare e le indiscrezioni giornalistiche abbiano parlato di uno scontro tra il Movimento 5 Stelle (che preferirebbe l'ex presidente della SIS Maurizio Vichi) e la Lega (che appoggerebbe Gian Carlo Blangiardo, demografo milanese), abbiamo appreso nella tarda serata di giovedì 11 ottobre da agenzie di stampa e da qualche trafiletto sui giornali del giorno dopo che la ministra Giulia Bongiorno ha deciso di affidare a una “commissione” di tre presunti esperti la scelta del nuovo presidente dell’Istat.

Non capiamo in che modo siano “esperti” di statistica pubblica un prefetto (Francesco Paolo Tronca) e una magistrata della Corte dei conti (Rita Loreto), mentre appare più attinente la figura di Piercesare Secchi, ordinario al Politecnico di Milano.

Non sappiamo se verrà stilata una classifica, né se la “commissione” fornirà alla ministra un solo nome o una rosa, come successo nel recente caso dell’Agid. Certamente sarebbe un primo segnale di trasparenza pubblicare la lista dei candidati, visto che la scadenza della “manifestazione di interessi” risale a 2 mesi fa.

Auspichiamo che la nomina di questa commissione velocizzi il processo di nomina, visto il caos istituzionale ed amministrativo che sta vivendo l’Istituto in questi mesi: un esempio è la confusione generata dall’uscita dei bandi di concorso durante il periodo di prorogatio dell’ex presidente Alleva.

Questa vicenda evidenzia come l’Istat, nonostante il Dlgs. 218/2016, rimanga uno degli enti di ricerca privo degli strumenti di autogoverno necessari a qualunque ente che faccia ricerca.

La nomina del presidente da parte del governo – anche se dopo una call e con il parere vincolante delle commissioni parlamentari – produce infatti a cascata tutti gli incarichi dentro l’Istituto, a causa degli abnormi poteri attribuiti al presidente dal DPR 166/2010 e confermati con il nuovo statuto. D’altra parte ancora non sono attivi gli strumenti di partecipazione (come il Consiglio scientifico) previsti dalla norma, già insufficienti e depotenziati nello Statuto, che infatti abbiamo impugnato in tribunale.

Occorrerebbe definitivamente dare piena attuazione all’articolo 33 e all'articolo 97 della Costituzione, richiamati proprio in questi giorni dal presidente della repubblica Mattarella, dando potere alla comunità scientifica interna e di settore, che sollecitiamo per un dibattito fermo purtroppo da alcuni anni, rimuov endo la centralità delle decisioni dalle mani del presidente e dei dirigenti da lui nominati, a cominciare dal direttore generale, per renderle collettive e partecipate, come già accade in altri enti di ricerca.

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