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Il PIAO inclinato dell'Istat

Un'analisi del documento approvato dal Consiglio a porte chiuse il 22 aprile 2022

29/04/2022
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Abbiamo finalmente potuto leggere il Piano Integrato di Attività e Organizzazione, approvato dal Consiglio dell’Istat a porte chiuse il 22 aprile e pubblicato sulla Intranet mercoledì 27.

Diciamo innanzitutto chiaramente che è un documento privo di una proiezione verso il futuro, con scarsissime prospettive assunzionali peraltro male individuate e motivate insultando i lavoratori dell’Istat, umiliati da anni di carriere ferme e lente, e ai quali viene fatta ricadere parte della responsabilità di impedire le assunzioni dall’esterno, ostinandosi a vincere i concorsi pubblici - scarsi e lenti - che l’Istat bandisce.

Per quanto riguarda la società 3-I Spa, chiediamo un incontro di informativa all’amministrazione non appena sarà pubblicato il decreto e organizzeremo quindi un’assemblea con i lavoratori.

Sul piano di fabbisogno occorre una svolta radicale, anche in connessione con il mancato finanziamento degli enti non MUR prodotto dall’ultima legge di bilancio. Anche su questo probabilmente sarà indetta assemblea nei prossimi giorni, cercando di recuperare l'unità sindacale e dei lavoratori.

Stiamo infine organizzando, come deciso nell’assemblea di mercoledì 27, un confronto sul lavoro a distanza negli enti di ricerca.

Per valutare i contenuti del PIAO, ci concentriamo  quindi sui tre argomenti che ci sembrano - al momento - più rilevanti:

- Piano di fabbisogno

- Lavoro a distanza

- Informatica e 3-I Spa

Piano di fabbisogno

Il PIAO registra (pag. 67) un “progressivo ridimensionamento” della consistenza del personale dell’Istat dal 2017 ad oggi (-254 dipendenti in 4 anni), dovuto a 426 pensionamenti (pag. 68), compensati da un numero decisamente inferiore di assunzioni. Fra i “cessati” il 57% era nel profilo Cter, il 23% nei profili di ricercatore e tecnologo, mentre il personale con profilo di funzionario di amministrazione “risulta in crescita” (pag. 69). Cionondimeno, il  PIAO sottolinea come un ente con “solo 37 funzionari di amministrazione” si colloca “al limite della tenuta operativa”. Chissà come ha fatto l’Istat ad andare avanti per quasi un secolo, senza assumere il numero minimo di funzionari di amministrazione! In ogni caso esiste l’istituto contrattuale della mobilità tra profili (art. 52), che infatti ha contribuito al piccolo incremento dei funzionari negli ultimi anni.

Il PIAO prosegue indicando i vincoli previsti dalla normativa sulle assunzioni. Oltre alla soglia dell’80% (siamo al 62%: ampiamente sotto!) e al “costo medio” calcolato in base alle indicazioni di MEF e FP per ciascun profilo e livello, viene introdotto un ulteriore criterio, basato sulle linee guida del Decreto 8 maggio 2018, che all’apparenza non dovrebbe applicarsi agli enti pubblici di ricerca, ma che - per la prima volta - l’Istat decide di utilizzare. Si tratta di un calcolo basato sulla dotazione organica che restringe il potenziale di spesa, ma che comunque è molto al di sopra di quanto l’Istat utilizza.

Infine il PIAO spiega che l’Istat, avendo adottato il bilancio patrimoniale, deve calcolare le disponibilità assunzionali sulla base di quanto stanziato nel bilancio preventivo 2022 e - con una serie di ragionamenti e calcoli (pagg. 71-74) - si arriva a una possibilità di assunzioni aggiuntive per solo 862.255,10 euro.

Dalla tabella 25 a pagina 74 si capisce qualcosa sulle tempistiche delle procedure concorsuali in corso. Sono infatti stimate le mensilità di spesa da coprire nel corso del 2022.

Se per le procedure articolo 15 è indicato l’intero anno di spesa (se finiranno entro l’anno infatti avranno comunque decorrenza 1° gennaio 2022), per tutte le altre sono indicati solo alcuni mesi.

Si evince che al momento l’Istat prevede di assumere:

  • ad agosto i vincitori dei nuovi concorsi da 100 CTER!

  • a settembre i vincitori dei concorsi del 2018 al III e II livello (nonostante siano parzialmente conclusi), nonché i 40 CTER ed i 3 Funzionari chiamati con la mobilità

  • a ottobre i vincitori delle procedure art. 22 e i 15 assunti dalle graduatorie delle categorie protette

  • a dicembre i vincitori dei concorsi ancora da bandire (100 al III livello, 6 come dirigente tecnologo).

A questo punto si arriva alla parte più ridicola del piano, ovvero la suddivisione degli “spiccioli” aggiuntivi. Premettendo che ci sono fabbisogni tra gli informatici, gli statistici e gli amministrativi (ovvero praticamente in tutte le aree di attività dell’Istat), si parte con il famigerato paragrafo di pagina 75, che indica una motivazione aggiuntiva per attingere a graduatorie concorsuali di altri enti di ricerca, rispetto a quelle già elencate lo scorso anno. Nel 2021 infatti si citava la necessità di tempi rapidi e certi come principale argomento. In questo nuovo PIAO si aggiunge un ulteriore “vantaggio”: nelle graduatorie degli altri enti infatti non ci sono - tendenzialmente - dipendenti dell’Istat, che ostacolano l’ingresso di nuovo personale, con la loro pervicace capacità di vincere i concorsi banditi dall’ente! 

Si procedere quindi, in base a questo “ragionamento”, alle seguenti operazioni assunzionali previste:

  • 2 ricercatori/tecnologi da graduatorie di altri enti di ricerca (oppure in alternativa da scorrimento di graduatorie Istat)

  • 2 funzionari di amministrazione da graduatorie di altri enti di ricerca

  • 11 collaboratori tecnici (CTER) informatici di VI livello da graduatorie di altri enti di ricerca “in corso di validità, o in via di definizione”

  • 2 posti in più per l’articolo 15 dirigente tecnologo e 4 posti in più per il primo tecnologo, per “riequilibrare i posti rispetto al numero dei candidati”: solo con le delibere di ieri che hanno riaperto i termini dei concorsi se ne è capito il senso.

Riteniamo le motivazioni alla base della scelta di usare graduatorie di altri enti non solo inaccettabili perché sono un insulto al personale dell’Istat, in grossa sofferenza proprio per le carriere statiche o lentissime, ma anche perché del tutto prive di riscontri logici.

Ricordiamo che le motivazioni di “rapidità” già citate lo scorso anno sono state smentite dai fatti. L’operazione blitz decisa a maggio dell’anno scorso che doveva portare all’ingresso di 43 lavoratori per mobilità e 18 per scorrimento di graduatorie di altri enti, ad oggi - un anno dopo - ha come risultato 4-5 assunti, e lo stesso PIAO presume come data di assunzione per gli assunti in mobilità (dall’anno scorso) settembre, mentre le graduatorie di altri enti individuate lo scorso anno sono state alla fine (fortunatamente) scartate.

Ancora più insensato il riferimento alle graduatorie dei concorsi Istat del 2018, piene di vincitori interni (nel PIAO si fa l’esempio dei posti da dirigente di ricerca e dirigente tecnologo). Innanzitutto i concorsi al I (e II) livello sono sempre, in tutti gli enti, tradizionalmente vinti da personale interno, e il CCNL infatti tendenzialmente avrebbe dovuto sostituirli con le procedure articolo 15.

I concorsi al III livello del 2018 già conclusi comprendono invece quasi metà degli ammessi all’orale fra gli esterni. Non possiamo parlare di “idonei” perché con l’assurda soglia degli 80 punti si ridurrebbero a una manciata di persone (esterne e interne). Lo stesso PIAO prevede - in alternativa allo scorrimento per 2 posizioni da graduatorie di altri enti - lo scorrimento di 8 posizioni da graduatorie Istat (che dovrebbero corrispondere a 7 interni e 1 interno). Cominciamo a scegliere la seconda opzione, dopo avere abbassato o soppresso la soglia degli 80 punti!

Ma - ancora più ovvio - i concorsi di VI livello appena banditi non porteranno alla vittoria di personale interno, se non in una quota residuale. Perché allora procedere a ben 11 scorrimenti di graduatorie da altri enti, peraltro magari non ancora definite, mentre due pagine prima si prevede di assumere i vincitori del Concorso Istat di VI livello già ad agosto?

Il piano di fabbisogno va cambiato. 

Innanzitutto le risorse vanno incrementate, e non basta fare riferimento al bilancio preventivo approvato, che evidentemente può e deve essere aggiornato in corso d’anno e registrare l’incremento di cessazioni, le minori spese e i nuovi fabbisogni.

Le risorse aggiuntive vanno impiegate per incrementare i piani assunzionali, per tutti i livelli, e aggiungere posti alle scarse opportunità di progressione interna (articolo 15 e articolo 22), prevedendo anche un concorso art. 22 interno ai profili tecnici e amministrativi, come più volte proposto dalla FLC CGIL.

Vanno cancellati i progetti di scorrimento di graduatorie di altri enti, che peraltro fanno pensare a assunzioni mirate. Perché si sceglie una graduatoria o un’altra? Perché gli Cter informatici sono proprio 11? Forse perché si conoscono già i nominativi di chi è utilmente collocato? Oppure è un “escamotage” per non applicare la normativa sulle riserve interne? Se servono 11 Cter informatici, possono essere assunti dal concorso già previsto o - meglio ancora - se ne può bandire uno specifico con prove e titoli adeguati al fabbisogno emerso! 

Vanno approvate e utilizzate le graduatorie dei concorsi del 2018, eliminando l’assurda soglia di 80 punti!

Lavoro a distanza

Per quanto riguarda il lavoro a distanza si conferma sostanzialmente quanto avevamo capito dalle ultime interlocuzioni. Un esito francamente deludente, per avere scelto un “modello” che prevede una plurimensilità minima e solo pochi giorni frazionabili, mentre si poteva ottenere di più, anche confermando il criterio della prevalenza. 

  • Si dovrà firmare un accordo individuale che coprirà il periodo da maggio a dicembre (la fase transitoria, fino a fine anno e comunque in attesa del rinnovo del CCNL).

  • La prevalenza sarà calcolata su base bimestrale. E’ stata eliminata qualsiasi soglia massima mensile.

  • In ciascun bimestre, fino a 4 giornate di quelle previste saranno frazionabili in “mezze giornate”: non è ancora chiara la modalità di fruizione di questo nuovo istituto.

  • “I telelavoratori, i turnisti e i responsabili di sede” (che, fino a prova contraria sono turnisti, quindi non si capisce il perché di questa ridondanza!) non potranno/dovranno firmare l’accordo di lavoro agile. 

  • Potrà essere “ulteriormente disciplinata” la modalità di accesso al lavoro agile per dipendenti disabili o che hanno un disabile grave nel nucleo familiare. Fino al 31 dicembre 2022 si potranno prevedere “forme flessibili di lavoro a distanza evolutive rispetto all’attuale modalità di telelavoro” “con riferimento a particolari situazioni di disagio”. Dovrebbe anche qui essere prevista una deroga alla prevalenza, ma quali siano le “situazioni di disagio” previste non è al momento chiaro. E’ grave che non si parli di confronto o contrattazione con le organizzazioni sindacali sui criteri.

  • Nel corso del 2022 “dovrà essere avviata inoltre una riflessione sulla gestione delle flessibilità organizzativa negli uffici territoriali”. La frase è davvero sibillina, ci auguriamo che la previsione sia quella di potenziare e diversificare la flessibilità stessa a favore dei lavoratori degli uffici territoriali, fino ad ora penalizzati - oltreché per le evidenti disfunzionalità dell’ultima “riorganizzazione” - per le diverse peculiarità poco o nulla considerate in sede di programmazione, quali, ad esempio: le numerosità ridotte ormai in parecchie sedi territoriali, la lunghezza degli spostamenti casa-lavoro, la necessità di commisurare le “presenze minime” al numero di persone effettivamente assegnate, la necessità di una programmazione dei rientri finalizzata al lavoro in team piuttosto che alla mera contabilità delle presenze contemporanee.  

Alcune previsioni contenute nel PIAO sul lavoro agile fin da subito sarebbero:

  • la virtualizzazione delle postazioni di lavoro

  • un “sistema di prenotazione delle postazioni”

  • ogni direzione dovrebbe identificare nel corso dell’anno almeno il 10% dei propri spazi per renderli utilizzabili per riunioni e coworking

  • la creazione di spazi per riunioni ibride e micro-riunioni

  • la messa a disposizione, nelle sedi romane, di spazi per altre amministrazioni e la sottoscrizione di accordi per il coworking sia per Roma che per le sedi territoriali.

Leggendo il documento, sembra di capire che questi obiettivi siano comunque da “pensare” nel 2022, per renderli effettivi l’anno prossimo.

Riteniamo segnali positivi, certamente frutto del lavoro sindacale e della mobilitazione delle ultime settimane:

  • in prospettiva, il richiamo a un “progetto di cambiamento che richiama ad un nuovo patto di partecipazione responsabile alla produttività dell’Istituto” (pag. 62)

  • l’avere ribadito che il lavoro flessibile dovrà includere tutti i lavoratori e tutte le forme di lavoro da remoto (pag. 63)

  • il riferimento, in prospettiva, a un modello di flessibilità “modulare”, che ricalca quello ipotizzato l’ultima volta dall’amministrazione a inizio febbraio e poi abbandonato, perché contrario alla “prevalenza”. Si tratterebbe di un modello simile a quello del POLA del 2021, anche se non era ed è per niente chiaro il ruolo del dirigente nella “contrattazione” sul numero dei giorni lavorabili da remoto (pag. 63). Il modello scelto per la fase di transizione - con una quota di flessibilità uguale per tutti nel rispetto del criterio della prevalenza in presenza - è quindi “un primo livello di organizzazione flessibile, da cui partire” in un’ottica espansiva.

  • il riferimento (a pag. 66) alla regolazione del lavoro da remoto, nell'ambito della contrattazione integrativa, per i turnisti “e le altre categorie di lavoratori” potenzialmente interessati.

Siamo a venerdì 29 aprile e ancora non si sa esattamente come comportarsi da lunedì 2 maggio. A testimonianza che la prassi di deliberare all’ultimo momento non è stata interrotta con il nuovo direttore del personale, e che non è responsabilità delle “pastoie” sindacali, che stavolta l’amministrazione ha deciso di bypassare completamente.

Informatica

Nel PIAO non c’è nessun accenno alla creazione della società privata 3-I Spa. Ci sono però alcuni passaggi interessanti.

Infatti si dice che “se la Pubblica Amministrazione è chiamata ad accelerare il proprio percorso di trasformazione digitale, l’Istat è sollecitato, alla luce delle competenze acquisite in materia di trattamento dei dati, ad assumere un ruolo chiave nell’ambito della Strategia Nazionale Dati”. “La trasformazione digitale della società, infatti, si fonda su una gestione informatizzata dei dati organizzata su scala nazionale e secondo standard internazionali; ciò può offrire un miglioramento dei servizi resi ai cittadini coinvolti in flussi informativi di pubbliche amministrazioni tra loro pienamente interoperabili. Per tali motivi, l’Istat rappresenta un interlocutore necessario per la realizzazione del progetto di digitalizzazione della PA nella misura in cui lo svolgimento della propria attività istituzionale implica i medesimi principi operativi”. “L’Istituto è in prima linea per contribuire al programma di digitalizzazione ponendosi come punto di riferimento sia per gli aspetti riguardanti la gestione del dato, la governance, le metodologie di integrazione e validazione, sia per gli aspetti più organizzativi e culturali nell’ottica di un approccio data-driven. Rientrano, quindi, sotto tale iniziativa, tutte le attività svolte dall’Istituto per la creazione e la definizione di un modello di interoperabilità dei dati e di un framework centralizzato per la gestione di dati e metadati nel loro intero ciclo di vita. Nell’ambito dello sviluppo della Piattaforma Digitale Nazionale Dati, l’esperienza dell’Istat ha fatto emergere la proficuità della previsione di un National Data Catalog for Semantic Interoperability; l’obiettivo è la gestione centralizzata dei metadati finalizzata alla creazione di API e servizi digitali semanticamente interoperabili”.

“Con riferimento, invece, alle capacità di analisi dei dati e di valorizzazione del patrimonio informativo, la digitalizzazione offre all’Istat diverse potenzialità legate all’ipotesi di sviluppare servizi da mettere a disposizione delle pubbliche amministrazioni non solo per l’organizzazione informatizzata dei propri archivi, ma, soprattutto, per il pieno sfruttamento dei dati ivi contenuti. Inoltre, per poter garantire l’erogazione di servizi interoperabili e porsi come Cloud Service Provider (CSP) verso altre PP.AA., sono in corso gli interventi di consolidamento e di evoluzione delle infrastrutture adottando primariamente il cloud”.

“Allo stesso tempo, l’Istituto sta esplorando la possibilità di ampliare le collaborazioni in essere con altri enti di rilievo nazionale e di attivarne di nuove, al fine di creare un nucleo di strutture e competenze avente la massa critica sufficiente per costituire un presidio efficace della digitalizzazione del Paese. Non meno rilevanti sono i progetti volti a configurare l’Istat come soggetto erogatore di servizi IT ad altre pubbliche amministrazioni; in tale direzione vanno gli accordi con ANAC e AGCOM”.

“I descritti scenari di partecipazione dell’Istat all’evoluzione tecnologica del Paese, oltre che molto stimolanti per le prospettive offerte, sono impegnativi, richiedendo un rafforzamento delle strutture dell’Istituto coinvolte nell’ICT e negli aspetti giuridico-legali connessi”.

Queste frasi, quasi identiche, erano già presenti nel piano triennale di attività e performance 2021-2023. 

Secondo noi - stando a quanto leggiamo - ci sono due ipotesi sulla natura della società 3-I Spa e sul ruolo dell’Istat. 

La prima ipotesi è che la 3-I Spa per l’ISTAT rappresenti un’espansione del progetto di Polo Strategico Nazionale per cui già collabora con l’INAIL e che si rafforzerebbe con la presenza dell’INPS. Se fosse vero, non si capisce in ogni caso perché creare una nuova società (con capitale sociale, consiglio di amministrazione, sedi e strutture) e non formalizzare una semplice collaborazione tra i tre enti.

La seconda è che la 3-I Spa intenda fornire servizi ai cittadini e riguardi quindi principalmente il ruolo e la missione dell’INPS di erogatore di welfare. Se fosse vera questa ipotesi davvero non si capisce cosa c’entrerebbe l’ISTAT, se non come “punto di riferimento” e “interlocutore necessario” per la sua esperienza nella costruzione e gestione di banche dati. Questo ruolo non ne giustificherebbe in ogni caso la presenza all’interno come socio di una Spa.

Insomma, in entrambi gli scenari non è chiaro a cosa serva e che senso abbia la partecipazione dell’Istat. Resta inquietante che ad oggi ancora non sia stato pubblicato il Decreto Legge sul PNRR, varato da due settimane!
 

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