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La FLC CGIL indica all'ISTAT la strada: una nuova fase di contrattazione generalizzata

E' il momento di dare segnali al personale, a cominciare dalle progressioni. Le risorse ci sono, basta volerle usare

17/04/2014
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E' tempo di rompere la paralisi dell'Istat. E' il momento che si riapra una fase generalizzata di contrattazione che tenga conto di tutti gli istituti contrattuali "sospesi" a causa dei vincoli normativi introdotti negli ultimi anni. Per questo la FLC CGIL alcuni giorni fa ha scritto una nota articolata a presidente e direttore generale dell'Istituto, a partire dalle ultime novità: la chiusura della vicenda del salario accessorio 2011 e le risorse disponibili grazie ai risparmi censuari.

Il salario accessorio e la sottrazione delle risorse della produttività

Dopo 3 anni, si è chiusa nel mese di marzo la vicenda sofferta e tortuosa dell'accordo sul salario accessorio del 2011. E' stata del tutto insoddisfacente la risposta degli organi vigilanti, in particolare della Funzione Pubblica, che di fatto rende congelato ancora il saldo della produttività collettiva e individuale. Come abbiamo già scritto, questa forzatura del Ministero rende tutti i dipendenti di livello IV-VIII "creditori" di somme tra i 310 e i 650 euro, pari alla seconda tranche di tre anni (2011, 2012 e 2013) di fondo.

Progressioni di carriera: un'ingiustizia che perdura da 5 anni

L’Istat ha contratto negli ultimi anni un “debito” pesantissimo con i lavoratori interessati alle progressioni di livello.

Nel 2010 infatti l’allora presidente Giovannini promise uno scorrimento dalla graduatoria degli idonei dell’ultima applicazione dell’art. 54 (progressioni di livello IV-VIII), reso poi impossibile dai ritardi dell’amministrazione nella pubblicazione della graduatoria e dai successivi blocchi. Quel punto segnò una rottura della fiducia tra la FLC CGIL, che abbandonò per alcuni mesi tutti i tavoli, e l'Istat. Per noi si tratta di una ferita non ancora sanata.

Già nel corso dell’incontro del 14 marzo scorso, ultimo di contrattazione integrativa, abbiamo sollecitato l’amministrazione ad effettuare i calcoli sulle persone aventi diritto alle progressioni economiche (art. 53) e di carriera (art. 54) al 1 gennaio 2012 e 1 gennaio 2013.

Un debito della stessa rilevanza l'Istat lo ha contratto verso i dipendenti interessati alle progressioni (livelli I-III) previste dall'articolo 15 del contratto. Anche in quel caso, a causa dei ritardi nella procedura e dei vincoli normativi introdotti nel frattempo, è stata utilizzata la metà o poco più dei fondi previsti dall'accordo sindacale firmato nel 2009, che stanziava 1 milione di euro. Gli idonei sono rimasti così a bocca asciutta, e l'Istituto ha "risparmiato" l'intera somma, visto che i vincitori, in virtù della circolare del ministero della Funzione Pubblica del 22 febbraio 2011, sono stati assunti con i fondi del turnover.

Peraltro nella prima bozza del piano di fabbisogno 2014/2016 avanzata dall’amministrazione non c'era nessun riferimento, neanche al semplice scopo di evidenziare il problema, alla stagnazione dei percorsi professionali dei lavoratori dell’Istat. 

Mobilità tra profili e indennità per particolari funzioni, benefici assistenziali

Attraverso precedenti sollecitazioni, nel mese di gennaio, la FLC CGIL ha formalmente chiesto (cfr. lettere del 28 e del 31 gennaio 2014) di riattivare gli istituti contrattuali relativi alla mobilità tra profili e alla indennità ex art. 42, quest’ultima ferma addirittura dal 2007. Anche in questo caso, sono anni che l'Istat non attiva le procedure previste dal contratto, anche se sono a costo zero.

Non va dimenticata la questione dei benefici assistenziali, su cui si è registrato un inspiegabile ostracismo dell'amministrazione che ha bloccato anche in quel caso il processo di contrattazione.

Le risorse ci sono: basta volerle usare

Nel mese di marzo ci risultano essere stati quantificati e certificati, seppure l’amministrazione non ne ha ancora fatto cenno, risparmi per oltre 5 milioni di euro, relativi all’ultimo censimento dell’agricoltura, che non possono essere usati, a differenza degli stanziamenti per il censimento della popolazione, per prorogare i contratti a termine. Si tratta di un ammontare rilevante, che va utilizzato esclusivamente per le esigenze del personale dell’Istat. Nell’ambito della programmazione per i prossimi anni, ulteriori risparmi potrebbero venire anche dal fondo del censimento della popolazione, oggi impegnato per la sperimentazione del censimento permanente, anche se su quel capitolo di spesa la priorità rimane la proroga dei contratti a tempo determinato ad oggi in essere.

Occorre a nostro avviso articolare rapidamente un ragionamento sulle modalità di utilizzo delle economie del censimento a partire da quello dell’agricoltura, che per la prima volta dopo anni possono portare nelle tasche del personale dell’Istat maggior salario e un orizzonte non miserabile di crescita professionale.

E' anche possibile, e lo abbiamo già proposto, accantonare una parte di quanto previsto ad oggi nella quota, sovrabbondante, della “produttività collettiva e individuale”, in particolare per finanziare i passaggi ex art. 54 e ex art. 53. Sempre per le progressioni art. 53 e le indennità ex art. 42, sono certamente disponibili inoltre ulteriori risorse, dovute ai pensionamenti del personale che fruiva di tali istituti.

Stabilizzazione e contratto: i due punti centrali dell'attività della FLC CGIL

Siamo consapevoli che la Direzione Generale è attualmente impegnata con il “nuovo” piano di fabbisogno e con l’apertura della trattativa per le proroghe dei contratti a tempo determinato, risultati della lotta dei precari dell'Istat e sui quali rimaniamo in attesa dei passi concreti promessi. La FLC CGIL ritiene, come è ovvio, che l’emergenza precariato sia la principale questione sindacale oggi, per questo ha sostenuto e sostiene le mobilitazioni dei precari e ha costruito, costruisce e continuerà a costruire mobilitazioni su questo tema, dentro e fuori dall'Istituto, per ottenere la stabilizzazione degli attuali 378 precari dell'Istat, che ancora ieri, 16 aprile, hanno occupato la sala del convegno sul censimento del non profit, interloquendo con il ministro Poletti, firmatario del cosiddetto Jobs Act, decreto contrastato dalla FLC e dalla CGIL.

Contemporaneamente, il nuovo possibile blocco della contrattazione nei settori pubblici fino al 2020, annunciato in maniera indiretta con il DEF, ci pone davanti all'esigenza di rilanciare su tutte le questioni, sia all'interno dell'Istituto, sia nei confronti del Parlamento e del Governo. E' infatti inaccettabile che ancora una volta si faccia pagare la crisi ai dipendenti pubblici, che hanno salari e carriere bloccati dal 2009. Per quanto riguarda direttamente il nostro settore, ricordiamo che esistono inoltre importanti istituti contrattuali bloccati negli ultimi anni dalla legge Brunetta e dagli atti ministeriali che ne hanno recepito le indicazioni, come l'articolo 5 CCNL 2002/2005, che consente la tenure track per i contratti a tempo determinato, e l'articolo 23 CCNL 2006/2009, che prevede un concorso una tantum per il personale sottoinquadrato. E' proprio per questo che per la FLC CGIL esistono due presupposti per far ripartire la contrattazione nazionale: la cancellazione delle leggi Brunetta e lo sblocco delle risorse.

Stabilizzazioni e contratto: con questi due obiettivi siamo andati a luglio scorso dall'ex ministro D'Alia e abbiamo convocato la partecipatissima assemblea del 3 settembre 2013, che ha lanciato la mobilitazione e lo sciopero del 4 ottobre. Questi rimangono gli obiettivi principali della FLC CGIL, anche per i prossimi mesi.

Una nuova fase di contrattazione generalizzata all'ISTAT

A partire dagli ultimi elementi di novità interni, ovvero l'asseverazione dell’accordo 2011 e la certificazione delle economie censuarie, è giunto il momento di avviare la discussione sul fondo integrativo 2012-2014, per aprire una nuova fase di contrattazione che abbia al centro salari e carriere dei lavoratori dell’Istat. La mancata valorizzazione delle professionalità della statistica pubblica rischia peraltro di compromettere la qualità e il futuro della ricerca e dell’innovazione in campo statistico, che non possono essere sganciati da un orizzonte di crescita professionale del personale di ricerca. La nostra richiesta all'amministrazione dell'Istat è chiara: vogliamo che siano riattivati tutti gli istituti contrattuali su menzionati, attraverso la contrattazione integrativa per gli anni 2012, 2013 e 2014. Si tratta di una necessità, dovuta alla stagnazione che da 5 anni ha visto erodere il potere d’acquisto dei lavoratori. Ci aspettiamo che ce ne sia traccia già nel piano di fabbisogno, di cui attendiamo la nuova bozza nei prossimi giorni. In assenza di riscontri, solleciteremo l'apertura del tavolo di contrattazione insieme alle altre organizzazioni sindacali, che crediamo condividano l'urgenza.


 

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