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L'esternalizzazione della rete di rilevazione ISTAT: intervista a Francesca Della Ratta

Francesca, candidata alle RSU per il polo centrale con la FLC CGIL, riassume la storia dell'esternalizzazione della rete di rilevazione delle forze lavoro (FOL) e le nostre battaglie.

01/03/2012
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Ciao Francesca, vogliamo cogliere l'occasione delle RSU per ricordare una delle vertenze sindacali più significative degli ultimi anni dentro l'ISTAT, quella che ha riguardato i rilevatori della rete FOL.

Una vertenza importante, in cui la FLC CGIL fdr_sitoe i lavoratori hanno provato a far passare alcuni principi di buon senso che è importante ricordare anche oggi. Innanzitutto che il lavoro precario e parcellizzato non fa bene alla qualità. Che il processo di produzione del dato inizia proprio con la sua rilevazione, e che tenere fuori questo pezzo può comportare dei problemi. Che le esternalizzazioni chiamano in gioco gli interessi di un soggetto terzo, non necessariamente in linea con quelli della statistica pubblica. Che il capitale umano accumulato in anni di formazione e di lavoro comune non meritava di essere disperso.

Invece la rete dei rilevatori dell’Istat, per anni citata come fiore all’occhiello della statistica pubblica, è infine stata esternalizzata, nonostante le proteste dei lavoratori e gli appelli della comunità scientifica. Così, i 317 rilevatori dell’Istat che dal 2002 si erano recati, ogni settimana dell’anno, presso le famiglie italiane a raccogliere informazioni sugli occupati e di disoccupati per l’indagine sulle Forze di lavoro, si sono trovati, dal 15 ottobre del 2009 a svolgere lo stesso lavoro, ma per conto di un soggetto privato.

Da dove è nata l’esperienza della Rete di rilevazione?

Nel 2002 l’indagine era stata profondamente ristrutturata per adeguarsi alle richieste dei regolamenti comunitari. Per gestire la maggiore complessità della nuova indagine, l’Istituto ha sostituito la rete di rilevatori comunali con una propria rete di rilevazione composta da 317 intervistatori professionali, appositamente selezionati e formati, che operavano sul territorio nazionale sotto la costante e diretta supervisione dei colleghi Istat. Dal punto di vista scientifico, la costituzione della rete ha rappresentato una delle più interessanti innovazioni realizzate dall'Istat negli ultimi anni ed ha garantito una rilevazione dei dati sistematica ed affidabile, gestita da rilevatori di elevata professionalità, la cui formazione e supervisione era costantemente monitorata dall'Istat.

Ma con quale contratto per i rilevatori?

La forma contrattuale del rilevatore non ha mai trovato una soluzione definitiva, e ogni anno l’Istat ha rinnovato ai rilevatori un contratto di collaborazione coordinata e continuativa, la cui temporaneità era in stridente contrasto con il carattere permanente della rilevazione (chiamata continua perché si svolge in tutte le settimane dell’anno!).

A partire dal 2005, il rinnovo del contratto di collaborazione tra i singoli rilevatori e l’Istat è avvenuto attraverso deroghe annuali realizzate attraverso emendamenti alle leggi finanziare, in quanto questa forma contrattuale non era più consentita nell’ambito della Pubblica Amministrazione.

Dall’avvio della rete di rilevazione, l’Istat non ha saputo scegliere tra le diverse opzioni in discussione, e, vedendosi negata l’ennesima proroga, si è trovata "costretta" a scegliere la soluzione più semplice da un punto di vista organizzativo, ma più rischiosa per la qualità dei dati: l’affidamento di tutta la rilevazione a una società privata.

A seguito di un susseguirsi di decisioni e ripensamenti, il 22 giugno 2009 il Consiglio dell’Istat ha infine deciso di affidare all'esterno la rilevazione sulle forze di lavoro, vanificando sette anni di lavoro

Non c'erano alternative?

Tra le altre possibilità prese in considerazione si era parlato a lungo della costituzione di una società a capitale interamente Istat ma di diritto privato, che avrebbe gestito la rilevazione in modo analogo alla fase precedente, anche se inevitabilmente con costi maggiorati. Nonostante la Funzione Pubblica avesse concesso alcune deroghe importanti per la realizzazione di questa società (la possibilità ad esempio di utilizzare capitale completamente proveniente dalle casse dell’Istituto) uno degli ostacoli che ha impedito la costituzione della società era proprio il tipo di contratto per i rilevatori: per garantire il principio di economicità la società avrebbe dovuto continuare a proporre ai rilevatori con contratti di collaborazione, e dopo tre anni ci si sarebbe trovati nuovamente di fronte al problema del rinnovo dei contratti.

Ma quindi non c'era una vera prospettiva diversa?

Agli scenari di esternalizzazione prospettati dai vertici dell’Istat la FLC CGIL ne ha contrapposto un altro di più semplice attuazione: l’internalizzazione della rete di rilevazione. Infatti, utilizzando i margini di flessibilità previsti dal contratto della ricerca, sarebbe stato possibile far svolgere ai rilevatori il loro lavoro all’interno del contratto di lavoro dipendente, utilizzando quote di part-time variabili a seconda del carico di lavoro previsto per ciascuna area, sfruttando la positiva sperimentazione sul telelavoro e utilizzando il salario accessorio come strumento incentivante. I costi sarebbero aumentati in misura marginale e l’Istat ne avrebbe guadagnato in qualità, sperimentando un modello che si sarebbe potuto estendere anche a altre indagini.

Perché non ha vinto la soluzioen migliore, proposta dalla FLC CGIL?

Nonostante la mobilitazione eccezionale, che ha coinvolto i lavoratori dell’Istituto, soprattutto tra i colleghi del FOL e degli uffici regionali, e il positivo coinvolgimento del mondo accademico e giornalistico con diverse iniziative di alto livello, il dialogo dell’Amministrazione con le parti sociali è stato del tutto assente e non ci sono mai stati margini effettivi per un confronto serio e trasparente tra tutte le alternative possibili. Soltanto il 15 giugno del 2009, a 15 giorni dalla scadenza del contratto dei rilevatori, la CGIL è stata convocata dal Consiglio dell’Istituto per presentare la sua proposta. In modo quasi beffardo il comunicato del Consiglio del 22 giugno 2009 presentava al personale dell’Istat la decisione di esternalizzare, nonostante l’“interessante” proposta della CGIL, che non si era potuta prendere in considerazione “per motivi di tempo”.

Chi è uscito sconfitto dalla vertenza?

A fare le spese di questa situazione sono stati innanzitutto i 317 rilevatori professionali. Ma probabilmente anche la statistica pubblica ha perso un’occasione. Noi restiamo convinti che tanto più i rilevatori sono motivati, formati e consapevoli dell'importanza del loro ruolo per la riuscita di tutta l'indagine, tanto più elevata è la qualità delle stime prodotte. E finora non ci sembra sia stato dimostrato il contrario.

La  vicenda della rete Fol è tristemente emblematica sia di come le eccellenze presenti in Istituto siano spesso mortificate, in assenza di una politica di incremento della qualità della produzione e di valorizzazione delle risorse che non resti solo dichiarata a parole, sia di come l’esternalizzazione della fase di raccolta dei dati statistici sia ormai considerata inevitabile e generalizzata. Anche per questi motivi la FLC CGIL non considera conclusa la vertenza FOL, né per la  sua oggettiva specificità né per la sua valenza simbolica.

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