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Uffici territoriali dell'Istat: incontro con l'amministrazione

Il 29 luglio il primo confronto con il direttore generale Camisasca

01/08/2019
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Lunedì 29 luglio si è svolto finalmente un primo incontro sugli Uffici Territoriali dell'Istat, più volte sollecitato dalla FLC CGIL. Su nostra richiesta l’incontro si è svolto in videoconferenza con gli uffici territoriali, anche se purtroppo la comunicazione è stata data solo all’inizio dell’incontro stesso.

Per l’amministrazione erano presenti il Direttore Generale Camisasca, il Direttore DCRU Weber, e il responsabile dell’ufficio di coordinamento del Direttore Generale, Cerasoli.

In apertura il direttore generale ha ricondotto l’incontro nel quadro di un momento di riflessione più ampio, in cui l'Istat sta “pensando e ripensando” la presenza sul territorio, e la riorganizzazione degli uffici territoriali. In questo quadro, il presidente Blangiardo ha visitato e visiterà gli uffici territoriali, per avere un “contatto diretto” con il personale, raccogliere spunti di riflessione e cercare di risolvere alcune questioni urgenti, come ad esempio quella delle missioni.

Il direttore generale ha poi chiesto alle organizzazioni sindacali di indicare le priorità sulla questione uffici territoriali, dichiarando l’intenzione di voler affrontare nell’incontro odierno soprattutto le questioni organizzative e logistiche.

Durante l’incontro sono poi stati forniti brevi aggiornamenti sulla situazione di alcune sedi territoriali, sulle quali in generale l’intenzione dell’Amministrazione è quella di lasciare gli immobili privati per passare a quelli pubblici. Una situazione problematica si è verificata per la sede di Catanzaro, mentre una buona notizia è l'apertura della nuova sede di Pescara. Giovedì ci sarà un incontro a Firenze, programmato da tempo: sarà anche l'occasione per confrontarsi con il personale sul problema delle timbrature tra gli spazi “interni” alla sede. A Trieste è stato individuato un immobile pubblico, mentre per Genova siamo nuovamente nella fase di ricerca.

Nel nostro intervento abbiamo anzitutto chiarito che alcune problematiche tecnico/organizzative vanno risolte rapidamente, mentre quelle più generali e strategiche – anche se colpevolmente trascurate dall’Amministrazione per anni – si devono necessariamente affrontare con tempi adeguati e tavoli di confronto più ampi.

In particolare, il tema del calcolo del tempo di trasferimento per le missioni va affrontato con assoluta urgenza, perché ha diverse ricadute sulla vita lavorativa e privata dei dipendenti; le soluzioni proposte sino ad ora (missioni più brevi o al contrario spalmate su più giorni di missione/rotazione del personale) non sono sempre percorribili, e porterebbero ad inefficienze per l'istituto sia in termini di spesa che di orario di lavoro. Riguardo al rimborso degli spostamenti effettuati con mezzo privato, attualmente ci sono situazioni in cui il dipendente riceve rimborsi esigui rispetto alla spesa effettivamente sostenuta.

Più in generale, per le missioni c’è un evidente problema di budget, visto che una quota molto elevata dei fondi disponibili viene assorbita dagli spostamenti dei dirigenti tra le varie sedi accorpate. È necessario quindi istituire un capitolo di spesa separato, che potrebbe essere in capo al DIRM; inoltre serve un capitolo di spesa specifico per le attività di formazione dei dipendenti, separato dal capitolo di spesa per le missioni relative alle altre attività della sede.

Riguardo alle questioni di carattere più generale, abbiamo confermato anzitutto il giudizio espresso negli anni in diversi incontri e comunicati, anche precedenti alla modernizzazione della gestione Alleva: da troppo tempo manca una visione strategica dell'Istat sugli uffici territoriali.

La stessa “logica” degli accorpamenti – sui quali non è stata avviata nessuna riflessione ex post – ci è sempre sembrata estemporanea, e modellata più sulla necessità di ridurre le posizioni dirigenziali nelle sedi territoriali che su un disegno istituzionale coerente e meditato. A riguardo abbiamo ricordato che nelle sedi accorpate ove non risiede il dirigente – oltre alle altre ricadute sul piano organizzativo – si hanno maggiori difficoltà di interlocuzione con gli attori istituzionali del territorio.

Limitandoci al periodo post-modernizzazione, abbiamo rilevato come nel tempo alcune attività che vedevano coinvolti in maniera forte gli uffici territoriali (diverse attività all’interno del Sistan, la promozione della cultura statistica) sono state dirottate su altre strutture, senza chiarire le motivazioni di tale scelta.

Non solo, negli ultimi anni si è perseguito un disegno di omogeneizzazione delle attività degli uffici territoriali che schiaccia l’autonomia del lavoro di ricerca, sia in termini di analisi sia come diffusione e promozione della cultura statistica, laddove invece si dovrebbero valorizzare le proposte che rispondono meglio alle specificità del territorio.

Infine, è quasi totalmente assente la partecipazione del personale degli uffici territoriali alla progettazione e alla conduzione delle indagini, pur prevista nel documento Istat sul riassetto degli uffici territoriali del 2017, con l'unica parziale eccezione del Censimento permanente della popolazione.

Queste ultime insufficienze denotano l’esistenza di un problema più generale di scarsa valorizzazione del personale, visto che di fatto con questa organizzazione per i dipendenti degli uffici territoriali è molto più difficile accedere a opportunità di carriera.

È evidente infatti la seria difficoltà del personale degli uffici territoriali – per motivi di budget, ma anche organizzativi e di omogeneizzazione delle attività – ad effettuare attività di ricerca, di formazione, e a produrre pubblicazioni.

Da molti anni inoltre non sono stati previsti concorsi specifici per gli uffici territoriali, mentre soprattutto per le sedi in maggiore sofferenza servirebbero sia nuove assunzioni che specifiche call interne.

Nel corso dell’incontro abbiamo poi avanzato richieste su diversi argomenti pendenti:  

- sulle chiusure per santo patrono abbiamo chiesto che siano accantonate per il 2019, e che dal 2020 vengano discusse in ogni sede separatamente;

- sulle ferie forzate l'Istat non è tornato indietro: questo ha un peso sia nei rapporti con le organizzazioni sindacali, che avevano chiesto con forza una diminuzione dei giorni di chiusura, sia soprattutto nei confronti del personale tutto, costretto a rinunciare alla programmazione di una parte consistente delle proprie ferie. Per gli UT, le chiusure forzate hanno ancora meno senso che per le sedi capitoline, in quanto non ci sono risparmi effettivi;

- sul lavoro agile abbiamo chiesto che si parta al più presto, e che siano coinvolti anche gli UT. Non deve essere usato solo per le emergenze, ma abbiamo sottolineato che non è stato usato per Genova, in una giornata del tutto particolare;

- sulle missioni manca da troppo tempo un regolamento, quello di cui si è parlato al tavolo recentemente è solo una bozza del 2016, mentre sulla intranet molte pagine sono oscurate da anni;

- infine, abbiamo ricordato che il dirigente degli uffici territoriali dovrebbe avere un budget da spendere per la sicurezza, altrimenti non è realmente un datore di lavoro.

Nelle repliche dei rappresentati dell’amministrazione, aldilà delle dichiarazioni di intenti, non abbiamo registrato nessun elemento di novità. L’impressione è che sulle questioni strategiche la dirigenza attuale non abbia ancora maturato una visione chiara e articolata del problema, mentre su missioni, budget e rimborsi i margini di intervento sembrano molto ridotti, anche per le immancabili “interpretazioni” restrittive di circolari, direttive Aran, etc. L’Amministrazione ha inoltre sostenuto che il regolamento sulle missioni sarà aggiornato prima dell'autunno, che sulla formazione dei dipendenti Istat vanno anche sfruttate occasioni formative sul territorio, e che entro l’anno faranno proposte per le poste di bilancio da dedicare alla sicurezza.

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