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Telelavoro: l'amministrazione ISTAT procede nel senso sbagliato

Ignorate le richieste della FLC CGIL, parte la nuova "call" per i gravi disagi

24/03/2016
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Mercoledì 23 marzo 2016 è uscito il comunicato n. 18, con il quale l'amministrazione, con il consenso del Consiglio, vara una nuova e impropria "call", non prevista dal regolamento interno, per il personale in possesso di "situazioni particolari personali e/o familiari".

Senza aumentare il numero massimo di posizioni di telelavoro disponibili (175), si incrementa il numero di quelle destinate alle situazioni di grave disagio, che passa da 35 a 73. E' esattamente il contrario di quanto abbiamo più volte chiesto: separare le richieste di telelavoro per motivazioni personali gravi, per le quali non deve esistere nessun limite numerico né alcuna "call", dalle richieste di telelavoro non motivate da gravi motivi, che devono essere assegnate invece tramite bando aperto a tutti e con graduatoria unica, secondo le indicazioni previste dall'accordo quadro e dalla normativa vigente. Ricordiamo che l’ultimo bando per posizioni di telelavoro risale a maggio 2011, quindi è da quasi cinque anni che l’Istat non consente ai propri dipendenti di presentare domanda per il telelavoro “ordinario”.

Aumentando il numero totale di posizioni disponibili, che invece resta incomprensibilmente inalterato, si sarebbero risolte le contraddizioni create dall'amministrazione con il suo comportamento ondivago degli ultimi anni, che abbiamo riepilogato nel nostro ultimo documento.

In questo modo si rischia inoltre di allungare ulteriormente i tempi per dare il telelavoro a chi ha già presentato domanda con l'ultima "call", e a chi nei mesi successivi – da aprile 2014 fino ad oggi – si è visto rifiutare la domanda. Ricordiamo infatti che le domande presentate negli scorsi mesi "fuori call" sono state completamente ignorate, nonostante le nostre richieste e diffide, e che quindi di fatto da quasi due anni neanche le richieste per gravi motivi vengono accolte.

Riepiloghiamo comunque di seguito le indicazioni del comunicato, evidenziandone le criticità più evidenti, per consentire a chi parteciperà alla “call” di avere almeno un quadro chiaro delle condizioni con le quali purtroppo dovrà presentare domanda.

Chi può partecipare?

  • Il dipendente che ha una patologia connotata da particolare gravità.

  • Il dipendente che ha un figlio con meno di 8 anni con una grave patologia.

  • Il dipendente che ha un familiare o convivente affetto da patologie gravi.

Come si documentano i requisiti?

Chi sia stato già ammesso a fruire dei benefici previsti dalla legge 104/92 all'Istat (per sé o altri) non deve presentare alcuna certificazione. Chi ha già comunicato all'Istat per motivi diversi (ad esempio assegni familiari) l'esistenza di figli minori di 8 anni non deve presentare il modello (allegato A), ma "solo" la certificazione medica che attesta la patologia del figlio.

Per chi non ha già presentato la documentazione per la 104, è ancora una volta necessario il famigerato certificato prodotto da un medico della ASL che dovrà espressamente indicare che "le situazioni di disabilità psicofisiche sono tali da rendere disagevole il raggiungimento del luogo di lavoro e che la prestazione lavorativa può essere svolta a domicilio": una dizione che difficilmente un medico sottoscriverà, come abbiamo fatto presente diverse volte negli ultimi anni. Peraltro la telelavorabilità dell'attività del dipendente dovrebbe essere valutata dall'Istat, non certo da un medico! Non solo, ma chi non riuscirà ad ottenere tale impropria certificazione sarà escluso dalla valutazione: una vera e propria assurdità. Basti pensare ad esempio a chi ha una invalidità civile o per servizio senza 104, ma comunque certificata, e non ha un medico disposto a farsi dettare i certificati dall'Istat.  

Quali sono i tempi?

La domanda per queste nuove posizioni va presentata entro il 29 aprile 2016 (termine perentorio) all'Archivio del personale (lavoratori delle sedi centrali e di viale Liegi) o al Posto distaccato (sedi di viale Oceano Pacifico e via Tuscolana) o all'Ufficio territoriale, o per raccomandata con avviso di ricevimento. Come già accaduto per la call precedente, il termine stabilito comporta il rischio – dati i tempi necessari per ottenere le certificazioni – che i richiedenti non riescano a produrre la documentazione in tempo utile per la presentazione della domanda.

Quali sono i criteri per la graduatoria che sarà fatta se le domande supereranno i posti disponibili?

  • patologie proprie
  • patologie dei figlio con meno di 8 anni
  • patologie di familiare o conviventi
  • maggiore tempo di percorrenza abitazione/sede

Rispetto alla "call" del 2014 è chiarito dal modulo che il tempo di percorrenza è in quattro fasce:

  • fino a 1 ora
  • tra 1 ora e 1 ora e mezza
  • da 1 ora e mezza a 2 ore e mezza
  • più di 2 ore e mezza

E' inspiegabile la dimensione delle fasce (la prima più ampia, poi una più piccola, poi di nuovo una più ampia...), nonché il fatto che debba essere "certificata" attraverso la stampa di google maps, che non copre tutto il territorio nazionale e che adatta la durata del percorso alle condizioni di traffico dell'ora indicata. Senza contare il fatto che gran parte del personale non sa a che sede sarà assegnato nei prossimi mesi...

In caso di parità saranno privilegiate la maggiore età anagrafica e - in caso di ulteriore parità - l'anzianità di servizio.

Considerate le critiche politiche riportate in apertura – che ribadiamo – e le diverse incongruenze su tempi e modalità di presentazione della documentazione, la Flc Cgil chiede che questo comunicato sia immediatamente ritirato. Così com'è rischia infatti di produrre nuovamente una graduatoria con tempi assolutamente irragionevoli, con un numero di “vincitori” inferiore alle domande presentate, e viziata dalle sicure discriminazioni dovute alle modalità assurde con cui si richiedono le certificazioni a persone che vivono situazioni a volte di estremo disagio.

Ma ritirare un comunicato non basta: nella gestione del telelavoro l’Istat dimostra ancora una volta l’assoluta incapacità di dare risposta alle esigenze dei propri dipendenti e all'articolo 14 della legge 124/2015, anteponendo al benessere dei lavoratori il “rispetto” di regole e procedure assurde, discriminatorie e umilianti. La responsabilità di questo stato impietoso è del direttore del personale, che firma la delibera, e del direttore generale, che persegue evidentemente l'obiettivo di snaturare il telelavoro e di relegarlo a strumento di gestione, peraltro in modo farraginoso, dei casi gravi. Chiediamo quindi l’apertura immediata di un confronto serio con le organizzazioni sindacali, che in tempi brevissimi deve condurre all’elaborazione di un piano articolato e credibile di rilancio del telelavoro all'Istat.

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