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Stress lavoro correlato: questa volta l’Istat adotterà le misure raccomandate?

Pubblicati i risultati del periodo 2017-2019

27/01/2020
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Sono da poco stati resi pubblici sulla intranet i risultati della valutazione sullo stress lavoro correlato avviata a settembre 2017. Invitiamo tutti i dipendenti a una lettura attenta del documento perché fornisce una fotografia interessante sullo stato dell’Istituto nel periodo 2017-2019.

I risultati sono simili a quelli della rilevazione 2015-2016 diffusa sulla Intranet a marzo 2016: a fronte degli stimoli interessanti emersi già allora, gli elementi di criticità della nostra organizzazione permangono. Già nel 2016 invitammo (inascoltati) la dirigenza Istat a considerare le criticità emerse dalla valutazione fornendo risposte chiare al personale sulla necessità del confronto e cercando di adottare una politica delle sedi davvero orientata all’incremento del benessere dei lavoratori.

Infatti, nonostante oggi come allora i livelli di rischio complessivi non siano preoccupanti (rischio basso per il 94% delle partizioni nel 2016 e 96% nel 2019), alcuni indicatori sono risultati spesso critici durante le interviste, tanto che nel documento finale (allora come oggi) si consiglia di mettere in campo misure di prevenzione soprattutto in merito alla pianificazione dei compiti, alla definizione dei ruoli e dell’autonomia decisionale e alla valorizzazione del personale.

Tra le azioni migliorative raccomandate per i prossimi anni segnaliamo:

  • aumentare la comunicazione degli obiettivi;
  • adeguare e potenziare i programmi formativi alle reali esigenze del personale;
  • potenziare la comunicazione e informazione interna e il coinvolgimento dei lavoratori;
  • pianificare correttamente le attività sia all’interno che fra le strutture;
  • verificare l’adeguatezza delle risorse umane e dell’organizzazione delle stesse e potenziare l’organico;
  • introdurre periodicamente momenti di confronto;
  • definire chiaramente i ruoli e le funzioni del personale;
  • organizzare le attività in modo da non dover avere frequenti interruzioni nel lavoro;
  • predisporre procedure aziendali per i processi critici, semplificare e migliorare le procedure di lavoro;
  • favorire le progressioni di carriera rendendo chiari e trasparenti i criteri;
  • migliorare ove necessario le condizioni microclimatiche delle sedi e gli approvvigionamenti dei materiali di consumo e dei software.

Si tratta di suggerimenti molto simili a quelli contenuti nella relazione del 2016: allora si decise di mettere in campo un cambiamento organizzativo opposto a quanto suggerito dalla valutazione, azzerando il confronto con il personale e mettendo in atto una parcellizzazione caotica dei processi produttivi.

Ci aspettiamo che questa volta la dirigenza Istat, diversa da allora, intervenga sulle criticità emerse dalla valutazione, adottando finalmente misure specifiche, che del resto sono in linea con quanto richiesto dai lavoratori e dalle organizzazioni sindacali e riconosciute in parte dal protocollo di dicembre scorso.

Si dovrebbe ad esempio aprire un confronto sulla trasparenza nei meccanismi di valorizzazione del personale, sul superamento di differenze anacronistiche tra I-III e IV-VIII sull’orario di lavoro (si potrebbe iniziare, a costo zero, inviando a tutto il personale l’ agenda settimanale delle diffusioni ed eventi ), su un investimento adeguato sul personale e l’incremento delle risorse ad esso destinate.

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