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Sedi regionali dell’Istat nel mirino degli accorpamenti. Forse un errore?

Pantaleo: la FLC CGIL terrà alta l’attenzione anche su questa vicenda.

05/05/2014
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Dalla “lettera ai dipendenti pubblici di Madia e Renzi” collegata alla presentazione avvenuta mercoledì 30 aprile 2014 di un piano di riforma della PA, apprendiamo con preoccupazione che le sedi regionali dell’Istat sarebbero nell’elenco dei luoghi della pubblica amministrazione da “riorganizzare”.

In attesa di maggiori chiarimenti su cosa si intenda per riorganizzazione, riteniamo opportuno chiarire alcune questioni. Le sedi regionali sono una parte strutturale della funzione statistica pubblica, chiamate ad un lavoro fondamentale e in questi ultimi anni “straordinario”,  in quanto grazie al progetto avanzato dall’Istat del censimento permanente di cui la rete territoriale è il perno, l’Italia ha l’opportunità di recuperare un gap nella qualità dei propri servizi, dei propri dati anagrafici, nell’utilizzo e nella gestione dei propri dati amministrativi. Una strada improntata all’efficienza alla qualità e insieme ad un grande risparmio economico che porterà più informazione statistica pubblica per i cittadini e le imprese, più puntuale a costi più bassi. Ciò non potrebbe essere possibile senza la rete territoriale dell’Istat, che per altro è già un formidabile esempio di capacità di tenere un severo rapporto tra costi, funzioni svolte, efficienza e sulla quale ha già pesato negli scorsi anni un processo di accorpamento con esito fallimentare. Attualmente, sugli oltre 2000 lavoratori dell’Istat, sono solo 300 in tutta Italia con un unico Dirigente generale per il governo dell’intera struttura, tra ricercatori e tecnici a presiedere alla delicata funzione statistica territoriale.

Negli ultimi 15 anni, come è pubblicamente contabilizzato, l’Istituto nazionale di statistica ha visto da un lato crescere la quantità e qualità dei suoi prodotti in termini di obiettivi e di scadenze in virtù di obblighi provenienti dalle direttive europee, dall’altro ha visto considerevolmente dimagrire il proprio budget e la quantità di personale di ricerca; se si vogliono operare tagli, si eliminasse la dirigenza amministrativa introdotta in quantità dall’ex Ministro Giovannini quando era alla guida dell’Ente e di cui l’Istat non ha alcun bisogno. La FLC CGIL terrà alta l’attenzione anche su questa vicenda.

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