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Piano di fabbisogno e lavoro a distanza: l’incontro del 27 gennaio 2021 all'Istat

Prorogate le misure emergenziali al 30 aprile

29/01/2021
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Mercoledì 27 gennaio si è svolto un incontro tra i sindacati FLC CGIL, CISL, UIL, GILDA e SNALS e la delegazione dell’amministrazione. All’ordine del giorno un confronto sul piano di fabbisogno e sulla prosecuzione del lavoro “agile” emergenziale.

PIANO DI FABBISOGNO 2021-2023

Nel nostro intervento abbiamo innanzitutto chiesto di mettere in pratica gli strumenti previsti dal piano: bandendo i concorsi, nominando le commissioni, svolgendo le prove. Già l’anno scorso erano previste le selezioni art. 15 e art. 22, così come nuovi concorsi al VI e III livello, eppure ad oggi l’Istat non riesce a chiudere nemmeno i concorsi banditi nel 2018 (in 2 casi mancano addirittura ancora le commissioni!). E’ il momento di trovare misure alternative per fare i concorsi anche con la pandemia, decentrando le prove e espletandole a distanza dove possibile. Ci sono ormai numerosi esempi di altri istituti, anche nel settore degli enti di ricerca.

L’amministrazione ha risposto che è in attesa di una “guida” della Funzione Pubblica sullo svolgimento dei concorsi e di un protocollo della Regione Lazio. Viste le poche settimane, riteniamo che anche le prove scritte che dovrebbero tenersi il 22 e 23 febbraio saranno rinviate, anche se l’amministrazione non ha voluto esprimersi con certezza, nonostante sia noto che questo comportamento genera un continuo stress ai candidati dei concorsi, tra i quali molti colleghi, costretti a mettersi a studiare per poi constatare l’ennesimo rinvio.

Rinviamo alla nostra scheda riassuntiva per seguire l’andamento dei concorsi 2018

In merito ai numeri proposti nell’aggiornamento del piano di fabbisogno, riteniamo necessario un impegno maggiore. Considerando infatti che molti vincitori dei concorsi al I e II livello e (si spera) anche al III saranno interni, i nuovi ingressi saranno decisamente in numero minore di quanto appare. Ci sono poi certamente ulteriori risorse da impegnare. Siamo infatti ben al di sotto del limite dell’80% previsto dal Dlgs 218/2016 per le spese del personale e l’indicatore risulta addirittura in diminuzione secondo il Piano! Ci sono poi sottostime certe sul numero di cessazioni e - appunto - sui costi di assunzione che saranno minori nel caso in cui a vincere i concorsi pubblici sarà un lavoratore già in ruolo. Abbiamo quindi fin d’ora chiesto un impegno a utilizzare le maggiori risorse per un incremento dei posti a concorso. Infine riteniamo che le risorse utilizzate per il reclutamento di oltre 100 “consulenti” Consip negli ultimi anni per sopperire ad esigenze strutturali dell’Istituto possono e devono essere riconvertite per ulteriori assunzioni.

Da subito dovrebbero essere aumentati i posti sul III livello (in modo da incrementare quelli per il bando art. 22) e quelli per l’art. 15. Per tutte le altre graduatorie sarà possibile (al I, II, III e VI livello) procedere a scorrimenti, ma è molto più difficile, a norme vigenti, farlo con quelle dei concorsi interni (come, appunto, l’art. 15 e l’art. 22).

Il direttore generale ha sostenuto che il documento portato al Consiglio del 28 gennaio è “solo” un aggiornamento e che l’Istituto si aspetta un piano più corposo anche in corso d’anno: è sempre possibile infatti fare ulteriori aggiornamenti. Il direttore generale ha ribadito l’impegno a un piano più ampio, che possa riportare l’Istituto almeno ai numeri di 4 anni fa (quando eravamo circa 2.200, oggi a malapena 2.000).

Infine ha detto che c’è assoluto consenso sull’impegno a utilizzare per scorrimenti tutte le risorse residue da maggiori cessazioni o da vincitori interni nei concorsi pubblici.

Secondo noi il principale problema del piano di fabbisogno è che, ancora una volta, ci troviamo davanti a un documento privo di visione sull’Istat di domani. Una visione che desumiamo dai numeri a livello macro: l’ultimo “piano Alleva” disegnava un Istituto in “dimagrimento”, quello dello scorso anno un ente in “galleggiamento”, con gli incrementi previsti dal piano si vede un Istituto in “lieve ripresa”. Secondo le nostre stime infatti, tra un paio d’anni, se tutti i concorsi previsti fossero svolti ci troveremmo un Istituto che dai 2.000 dipendenti attuali potrebbe arrivare al massimo a 2.060/2.070 (con tutte le incognite legate soprattutto alle norme sui pensionamenti, che potrebbero ulteriormente cambiare).

Vanno individuati i fabbisogni in modo più chiaro, andando a sopperire le carenze del passato (alcune aree non hanno avuto posti nelle tornata concorsuali del 2011 o del 2018!), individuando i settori in difficoltà, e contemporaneamente considerando nuove possibili attività, alcune emerse con la pandemia. Arriveranno le risorse del recovery plan e l’Istat può chiedere di usarle per migliorare i processi e le tempistiche di alcune rilevazioni. L’Istat si è candidato a polo strategico nazionale: servono più risorse umane per gestire servizi e attività aggiuntive.

Il personale interno in sofferenza per l’anomala permanenza nel III e II livello è stimabile in 4/500 colleghi e almeno altrettanti sono i colleghi laureati inseriti nei livelli IV-VIII che aspirano legittimamente a un’opportunità di passaggio ai livelli I-III, al momento unico sbocco contrattualmente previsto. I posti a concorso e quelli delle procedure dedicate rappresentano certamente una risposta molto parziale a questi due problemi, ed è necessario quindi - perlomeno - impegnarsi a dare continuità alle procedure art. 15, nonché ad attuare un altro concorso art. 22 nel 2022, aperto anche a passaggi interni ai profili tecnico-amministrativi. Tra gli strumenti di valorizzazione professionale citati nel piano ci sono l’art 53 e l’art. 54 (per il quale è stato ribadito l’impegno a svolgere le selezioni nel 2021), ma non sono citati l’art. 42 (sul quale l’Istat ha siglato un impegno nell’accordo del 24 dicembre scorso) e gli anticipi di fascia (sui quali il direttore generale ha promesso novità “a breve”).

Abbiamo inoltre ribadito l’assoluta necessità di sopperire alle sofferenze di molti uffici territoriali e lo studio e l’analisi dell’opportunità di internalizzare la rilevazione sul campo: impegni presenti nel piano dello scorso anno e che crediamo vadano ribaditi.

Sull’art. 15 e l’art. 22 è stato concordato un apposito incontro per un’ulteriore discussione sui bandi, anche alla luce delle osservazioni sindacali. 

Per quanto riguarda gli uffici territoriali la direttora Buratta ha ribadito l’impegno dell’Istituto, con tutti i mezzi, per risolvere le maggiori criticità e per permettere ai colleghi che hanno professionalità spesso più ampie e meno specialistiche di quelli “romani” di partecipare con pari opportunità alle varie selezioni, senza necessariamente prevedere un’area dedicata.

Riteniamo certamente positivo che nel piano si continui a non prevedere l’attivazione di contratti precari di nessun tipo e che sia stato, almeno momentaneamente, sgomberato il campo dall’anomalo “capo ufficio stampa”, che era un peculiare “dirigente senza incarico dirigenziale” presente nello scorso Piano.

Le posizioni in più previste dall’aggiornamento del Piano sono riassunte nello schema seguente.

Concorso

Posti nel piano 2020-2022

Posti aggiuntivi nel piano 2021-2023

Concorsi 2018 I-III

74

20

Concorsi VI 2021

100

55

Concorsi III 2022

70

20

Art. 15 

56

38

Art. 22

21

6

Assunzioni per mobilità

6

0

Abbiamo chiesto in che modo saranno ripartiti i 20 posti in più previsti per i concorsi del 2018. La risposta è stata che saranno divisi “in proporzione” tra i vari livelli e profili. E’ presumibile che la stessa divisione valga anche per i posti aggiuntivi dell’art. 15.

Per quanto riguarda le categorie protette l’amministrazione starebbe stipulando una convenzione con la Regione Lazio e sta pensando di assumere anche al III livello, o con un bando ad hoc o con posti riservati. Riteniamo, nel caso, sia utile e opportuno aprire la possibilità di partecipare anche al personale interno appartenente alle categorie protette, come è notoriamente possibile.

Nel consiglio del 28 gennaio è stato portato per l’approvazione anche il Piano delle azioni positive varato dal CUG: ringraziamo i colleghi che ne fanno parte per il lavoro fatto, che riteniamo molto utile.

LAVORO AGILE EMERGENZIALE

Abbiamo chiesto di procedere da subito a una proroga lunga, fino al 30 aprile, data attuale di scadenza dello stato di emergenza, delle attuali misure, e di convocare tutti i comitati di monitoraggio (nazionale e territoriali), se non altro per un aggiornamento della situazione. Abbiamo poi chiesto (come avevamo già fatto con la nota dello scorso 13 gennaio) di aprire un confronto per risolvere le criticità tuttora esistenti nella gestione del lavoro a distanza che stiamo vivendo. In particolare va ripresa in mano la questione dei buoni pasto (per la seconda parte del 2020 e per il 2021) e occorre permettere, almeno in alcuni casi, ai lavoratori di maturare credito orario e avere riconosciuto il lavoro straordinario.

Il POLA è stato approvato il 28 gennaio in Consiglio, come leggiamo nell’informativa pubblicata sulla Intranet, insieme al Piano di fabbisogno e al Piano delle azioni positive. Al di là di alcune criticità presenti nella bozza che abbiamo ricevuto mercoledì 27, ciò che per noi è più rilevante - lo ribadiamo - è che il POLA sia solo un punto di inizio e che il regolamento del lavoro agile “ordinario”, seppure ancora sperimentale, sia deciso a seguito di un accordo con le organizzazioni sindacali. Ci riserviamo di commentare ulteriormente i documenti definitivi quando saranno pubblicati. 

L’amministrazione ha dato disponibilità a siglare un verbale di confronto della riunione, che è stato quindi predisposto nella serata di ieri ed è stato quindi siglato da tutte le sigle sindacali e dall’amministrazione, e che prevede:

  • la proroga di tutte le attuali misure emergenziali all’Istat fino al 30 aprile 2021, in linea con il decreto di Funzione Pubblica pubblicato il 28 gennaio e inviato per la registrazione alla Corte dei conti

  • la “necessità di procedere quanto prima ad un confronto sulle modalità e le regole della sperimentazione del lavoro agile prevista” nel POLA

Sui buoni pasto e sul lavoro “straordinario” in remoto ci sarà un incontro, probabilmente la prossima settimana o quella successiva.

E’ stato anche concordato l'impegno a convocare i comitati di monitoraggio. Il direttore generale ha comunicato che tra le settimane 11-15 gennaio (nella quale il Lazio era in zona “gialla”) e 18-22 gennaio (quando il Lazio era passato in zona “arancione”) le presenze medie nelle sedi romane si sono solo leggermente abbassate (da 308 a 288). Sarebbero inoltre in via di conclusione i lavori alla mensa di via Balbo per migliorare l’areazione e quindi consentirne la riapertura.

I prossimi incontri dovrebbero quindi riguardare: art. 15 e 22, lavoro agile emergenziale (buoni pasto e credito orario), indennità per RUP e DEC.

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