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Passaggi di livello IV-VIII: l'Istat non ha più scuse

La FLC ha fatto le sue verifiche: l'Istat può creare un fondo per l'articolo 54

14/05/2015
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I vertici dell’Istat, nelle ultime settimane, si sono impegnati con il personale a verificare presso gli organi vigilanti l’ipotesi di potere finanziare le progressioni di livello (articolo 54) fuori dal fondo e di utilizzare l’articolo 4 comma 3 del CCNL 2000-2001 per aumentare il fondo del trattamento accessorio in occasione della riorganizzazione: argomenti sollevati ormai da mesi dalla FLC CGIL.
La FLC CGIL ha terminato le proprie verifiche in questi giorni. Confermiamo quindi oggi definitivamente quanto già scritto: per applicare l’articolo 54 si può considerare come base di partenza di un apposito fondo, diverso da quello del salario accessorio, tutte le risorse già stanziate a partire dalla prima applicazione.
Si può fare, quindi è evidente che si deve fare e l’Istat, senza più scuse, deve subito quantificare le risorse a disposizione e procedere alla certificazione presso i revisori dei conti di questo stanziamento al primo anno utile in cui i fondi per la contrattazione integrativa ancora non sono stati asseverati, cioè il 2014.
Sull’altro dispositivo, quello legato alla riorganizzazione (articolo 4 comma 3), che troverebbe ostacoli interpretativi in base a un presunto vincolo legislativo, abbiamo già chiarito che si tratta di una previsione contrattuale, coerente con la possibilità di far crescere il fondo accessorio.
Abbiamo valutato in modo molto negativo che da febbraio sia di nuovo emerso un atteggiamento dell’amministrazione subalterno nei confronti degli organi vigilanti, trasformati di nuovo, come in epoca Fontanarosa/Giovannini, in veri e propri organi di governo, interpellati su scelte e valutazioni che devono essere in capo (e nella competenza tecnica) unicamente dell’Istat. Una scelta sbagliata, regressiva completamente orientata ad evitare di assumere qualsiasi autonoma responsabilità fuori dalla linea di pensiero di chi dovrebbe solo essere il controllore della congruità formale delle scelte dell’Istituto. Questa attenzione “preventiva” è una delle principali ragioni per cui oggi le risposte alle legittime aspirazioni dei lavoratori sono a livello dello zero assoluto.
Il corollario di questa scelta è il riemergere al centro della scena dei dirigenti amministrativi che l’anno scorso hanno boicottato sistematicamente la trattativa sulle proroghe dei precari, dando mostra peraltro di una raffinata incompetenza e che, con tutta probabilità, sono anche la ragione di alcuni fenomeni inspiegabili come il perpetrarsi della mancata applicazione di semplici istituti come l’articolo 42 e la mobilità tra profili. Questo è anche il quadro dentro cui, mentre sulle strade aperte dalla FLC CGIL nei fatti la direzione generale in questi mesi è stata ferma, le uniche proposte continuano a riguardare riallocazioni interne al fondo accessorio senza aggiungere neanche 1 euro. L’ultima, fatta direttamente ai lavoratori, sarebbe pari a “1 milione di euro”, reperito evidentemente con lo svuotamento della produttività e qualche altro spostamento. Siamo alla provocazione. Le progressioni si pagherebbero solo con una diminuzione rilevante della busta paga degli altri lavoratori: si toglie a molti per dare a pochi.
Nel rifiuto a confrontarsi con la FLC CGIL sulle opzioni in campo si evidenzia in modo netto l’atteggiamento ambiguo e dilatorio, che ha approfittato della confusione generatasi in questi mesi per non fornire né risposte concrete né un confronto leale sulle scelte politiche, le interpretazioni tecniche e le ragioni delle strategie intraprese. Ancora una volta la memoria torna all’epoca Giovannini/Fontanarosa.
La FLC CGIL, forzando uno spazio esterno all’Istituto per l’accoglimento delle proprie proposte, ha aperto un campo fino ad oggi inedito che mostra la possibilità concreta di rispondere positivamente alle esigenze dei lavoratori che dovrebbero essere anche quelle dell’Istituto: sarebbe davvero incredibilmente grave se l’Istat non cogliesse questa grande opportunità per tutti.
Il presidente Alleva nei mesi scorsi aveva tracciato uno stile di governo piuttosto innovativo rispetto al passato, ma nelle sue dichiarazioni emerge una condivisione degli obiettivi dei lavoratori che è stata contraddetta dai metodi e dalle azioni svolte (e non svolte) in questa vertenza. Ora e nelle prossime settimane c’è la concreta possibilità di sanare questo gap.
Auspichiamo che gli atti che tutti attendono inizino a materializzarsi, anche perché la dinamica di conflitto innescata nel vuoto di risposte date dall’Istituto ai propri lavoratori, non avrà soluzione senza risposte adeguate.
 

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