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L'ISTAT e la fase due: aggiornamenti

Verso una nuova proroga delle chiusure, si ragiona su un protocollo d'intesa

15/05/2020
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Mercoledì 13 si è tenuto un incontro tra le RSU di tutta Italia e l’amministrazione, giovedì 14 invece si è svolta una nuova riunione tra organizzazioni sindacali e amministrazione. In entrambi i casi si è estesamente parlato della cosiddetta fase due.

Dopo il precedente incontro del 29 aprile, sono stati diffusi nuovi provvedimenti importanti, tra i quali la direttiva numero 3 della Funzione Pubblica, la nota del ministro Manfredi del 4 maggio, e in queste ore si sta definendo il cosiddetto “Decreto Rilancio”.

Sulla base del protocollo del 24 aprile, poi inserito in allegato al DPCM del 26, si sono inoltre definiti specifici protocolli di intesa sulle misure di prevenzione e sicurezza in molti enti, tra i quali alcuni del settore della ricerca: CNR, INFN, ENEA.

L’amministrazione ha soffermato l’attenzione sulla direttiva di funzione pubblica, che evidenzia la necessità di “assicurare il necessario supporto all’immediata ripresa delle attività produttive, industriali e commerciali secondo quanto disposto dal citato DPCM 26 aprile 2020 e dalle future misure normative” e invita a “riattivare i processi connessi alla immediata ripresa delle citate attività produttive, industriali e commerciali rispetto alle quali le pubbliche amministrazioni, per quanto di competenza, ricevono e danno seguito alle istanze e alle segnalazioni dei privati”.

Per noi è evidente che queste indicazioni non riguardano l’Istat, che non eroga servizi di sportello alle attività produttive o al cittadino, e non effettua trasferimento tecnologico alle imprese. Quindi secondo noi vale quanto affermato nella stessa direttiva, ovvero che il lavoro agile rimane la “modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nelle pubbliche amministrazioni fino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-2019”, data che ad oggi resta quella del 31 luglio 2020, salvo proroghe o anticipazioni.

Crediamo che il protocollo d’intesa da siglare con l’amministrazione Istat debba quindi partire dai punti fermi e dai principi già affermati nella scorsa riunione e che sembrano condivisi dall’amministrazione (responsabilità sociale, sicurezza, volontarietà, cautela, progressività, tutela delle fragilità, attenzione agli spostamenti casa-lavoro). Il documento pubblicato sulla Intranet a cura del medico competente delle sedi romane è una buona base di partenza, anche se necessiterebbe di alcune integrazioni, e dovrebbe trovare applicazione anche nelle sedi territoriali almeno nelle sue linee fondamentali, che peraltro ripercorrono quanto stabilito dal Protocollo del 24 aprile.

Abbiamo quindi chiesto durante l’incontro sindacale di inserire nell’eventuale intesa:

- una data per il prolungamento delle attuali misure (chiusura delle sedi tranne Balbo 16) che ad oggi ci sembra debba e possa essere il 31 luglio 2020. Ci è stato assicurato che entro venerdì 15 maggio (oggi) sarebbe uscito un comunicato di prolungamento, ma non è chiaro se la proroga sarà fino a fine mese o oltre, come chiesto dalle organizzazioni sindacali. La sede di viale Liegi sarà probabilmente chiusa comunque fino a settembre, per completare in minor tempo i lavori già programmati.

- la condivisione dell’elenco delle eventuali attività da svolgere in sede, anche in base ai risultati del questionario promosso dalla DCRU, come quelle necessarie a mettere in sicurezza gli ambienti

- la costituzione dei comitati di vigilanza e monitoraggio (a livello nazionale con le organizzazioni sindacali e a livello locale con le rappresentanze del personale, compreso quello delle ditte in appalto).

- regole e orientamenti nazionali che valgano per tutte le sedi (come ad esempio sul numero minimo di presenze necessarie per l’apertura).

Ci aspettiamo una nuova convocazione per i primi giorni della prossima settimana, per cercare di chiudere un’intesa.

A margine dell’incontro di giovedì abbiamo ribadito la richiesta di fare chiarezza sulle scadenze, e di convocare un incontro sulle questioni di contrattazione non risolte (articolo 53 e 54, 52 e 65, anticipi di fascia, articolo 15...), anche con l’obiettivo di siglare un nuovo protocollo d’intesa dopo quello del 19 dicembre 2019, con una calendarizzazione degli interventi.

Sulla questione dei buoni pasto per i telelavoratori, l’orientamento della DCRU è rimasto contrario, nonostante le unanimi argomentazioni sindacali. Abbiamo chiesto un ulteriore approfondimento, anche in relazione a un incontro tra i presidenti degli enti, anche su questo argomento, che dovrebbe tenersi nei prossimi giorni.

Abbiamo fatto presente che non sono stati caricati i buoni pasto ai lavoratori con regime orario speciale continuativo (circa 30): ci è stato assicurato che si tratta di un problema tecnico che la DCRU sta cercando di risolvere.

Abbiamo sollecitato un intervento su governo e parlamento, in accordo con la conferenza dei presidenti, affinché il “Decreto Rilancio” possa prevedere risorse aggiuntive anche per gli enti non vigilati dal MUR, che al momento appaiono esclusi dai finanziamenti aggiuntivi alla ricerca, nonostante l’impegno nella lotta al coronavirus dell’Istat e di altri istituti del comparto.

Nel Decreto Rilancio ci sono anche norme sui concorsi pubblici negli enti di ricerca, che quindi possono andare avanti, soprattutto se non prevedono esami in presenza.

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