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L’ISTAT e il territorio: un rapporto difficile da recuperare e rafforzare

Comunicato FLC CGIL, FIR CISL, ANPRI sulla riorganizzazione della rete territoriale ISTAT che deve essere rafforzata e non indebolita alla vigilia dei Censimenti generali.

30/04/2010
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E' in via di definizione un piano di riorganizzazione della rete degli Uffici regionali dell'Istat, le strutture che rappresentano l'Istituto su tutto il territorio nazionale, operando a stretto contatto con gli enti locali per sostenere la produzione statistica ufficiale, assicurarne la qualità, vigilare sul rispetto delle norme e rispondere alla domanda di statistica dei territori.

Proprio alla vigilia dei censimenti generali, su mandato del Presidente, si sta ipotizzando di ridisegnare la rete territoriale e di adottare un modello a geometria variabile, con nodi "forti" e nodi "deboli", con una diversa organizzazione formale del lavoro, una diversa distribuzione di risorse ed attività, una disomogenea collocazione di figure dirigenziali, e quindi con una capacità di funzionamento ed una autonomia di interlocuzione istituzionale estremamente variabili.

Una innovazione che è certamente agevolata dal sottodimensionamento di alcune strutture e dalla cronica mancanza di numerose posizioni dirigenziali soprattutto al Sud. Ma anche una soluzione molto facile da adottare in vista della riduzione delle strutture dirigenziali.

Pressoché nullo è stato finora il coinvolgimento delle OO.SS. e dei lavoratori in questo percorso, anche per questo motivo allo stato attuale non sembrano sussistere garanzie minimamente sufficienti a valutare i tre aspetti per noi fondamentali di una simile operazione:

  • le ricadute sui lavoratori interessati (oltre trecento persone) in termini di condizioni di lavoro e opportunità di carriera;

  • gli effetti nei territori che rischiano in diversi casi di vedersi offrire un servizio qualitativamente inferiore;

  • le conseguenze sulla produzione statistica ufficiale, un bene pubblico che rappresenta una fondamentale garanzia per la vita democratica a tutti i livelli di governo.

Nell'interesse del Paese, e quindi dei cittadini e delle istituzioni, riteniamo invece che per l'Istat sia fondamentale in questa fase:

  • affrontare e vincere la sfida della riforma del Sistema statistico nazionale, rafforzando la propria capacità di governo del sistema in un contesto di federalismo montante;

  • rafforzarsi per assicurare alla collettività i necessari standard qualitativi della produzione statistica che avviene nel territorio e garantire un'efficiente ed efficace diffusione dell'informazione statistica ufficiale necessaria per la programmazione e valutazione ai livelli locali di governo.

Dopo la dismissione della rete di rilevazione professionale dell'Istat, in assenza della commissione di studio (promessa e mai insediata) che avrebbe dovuto individuare il modello organizzativo da adottare per la produzione delle più importanti statistiche socioeconomiche, un ulteriore ridimensionamento dell'assetto territoriale dell'Istituto rappresenterebbe un passo pericoloso verso una ulteriore riduzione della capacità dell'Istat di assolvere alle proprie funzioni fondamentali.

Non è di una Agenzia statistica che il Paese ha bisogno ma di un Istituto in grado di governare e fornire risposte ad un sistema sempre più policentrico e complesso in cui le Regioni rappresentano lo snodo cruciale, essendo al tempo stesso produttrici di informazione statistica ufficiale e soggetti politici che soltanto attraverso la statistica ufficiale possono essere assoggettati a valutazione e rendicontazione da parte della collettività. Ridimensionare gli uffici regionali e cedere pezzi di produzione statistica ufficiale alle Regioni senza essere in grado di esercitare su di esse il necessario controllo vorrebbe dire consegnare alla politica (di qualsiasi area sia) l'informazione statistica ufficiale.

Condividiamo l'obiettivo della riduzione delle strutture di direzione, che in Istat sono costantemente cresciute negli ultimi anni, ma una riorganizzazione seria deve essere inquadrata in una visione strategica complessiva, partendo dall'analisi dell'effettivo funzionamento dell'organizzazione e dalla valutazione della performance delle strutture in essere e degli impatti (anche quelli non desiderabili) dei cambiamenti che si intende avviare.

Il livello di governo regionale necessita di una capacità di interlocuzione forte ed autorevole, pienamente dotata di autonomia e capace di rappresentanza, uniformemente distribuita nel territorio e in esso fortemente radicata perché i rapporti istituzionali si costruiscono nel tempo e vanno mantenuti e presidiati costantemente.

Chiediamo con forza che si apra al più presto il tavolo sulla riorganizzazione dell'Istituto, da tempo richiesto, nel quale si dovrà approfondire anche la discussione sul rilancio degli Uffici regionali. Affermiamo con decisione la nostra avversità a qualsiasi ipotesi di ridimensionamento tout court e chiediamo all'Amministrazione di dare un segnale chiaro e inequivocabile di discontinuità rispetto alla gestione Biggeri avviando al più presto un programma di concorsi pubblici per il reclutamento dei dirigenti delle sedi regionali vacanti e per il rafforzamento degli uffici sottodimensionati, dando finalmente soddisfazione ad una richiesta che per troppi anni i vertici dell'Istat hanno voluto ignorare con ostinata miopia.

Roma, 30 aprile 2010
FLC CGIL - FIR CISL - ANPRI

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