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L’Istat e il fascino discreto di Pietralata

Il Consiglio ha approvato il documento per la sede unica “città della statistica”

04/09/2017
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Lo scorso 28 luglio il Consiglio d’Istituto ha approvato un documento sulla futura sede unica dell’Istat nel quartiere romano di Pietralata, un “piano di attuazione” curato dal Responsabile del procedimento ingegner Babudri, lungo e articolato e che merita uno specifico approfondimento.

Come sarà fatta la sede unica?

Nel documento sono contenute considerazioni generali e prime indicazioni tecniche, da non ritenere quindi ancora definitive.

Il piano  conferma sostanzialmente il progetto già presentato dieci anni fa, pur apportando una serie di correzioni (pag. 54) per rispondere alle critiche mosse all’epoca dal Comune di Roma: viene arretrato il limite del fabbricato, realizzato un basamento che porta tutto a 8 metri di altezza, prevista una corte di ingresso, il fabbricato è allineato sopra il basamento ed è elevato fino a 38 metri (compresi gli 8 metri di basamento).

Tutto il terreno copre 15.880 metri quadri. Una parte significativa andrà dedicata al verde attrezzato (“prati, composizioni arboree, piccole piazzole, panchine e spazi di incontro all’aperto”). Ci saranno roof garden ai vari livelli degli edifici. La hall avrà un’altezza di 8 metri e sarà dotata di “collegamenti Wi Fi estremamente performanti”, postazioni informatiche per i visitatori esterni e schermi che proietteranno “filmati e dati legati all’attività dell’Istituto”. Al piano di sopra ci sarebbero 4 aule di formazione da 50 posti ciascuna. La reception sarebbe attrezzata da “almeno 14 passaggi ad accesso controllato” (i tornelli), 4 dei quali per soggetti diversamente abili.

La biblioteca sarà integrata con l’archivio e con il “museo della statistica”.

Dopo la Hall, ci sarebbe il Centro Congressi con aggregato il Foyer polifunzionale: lì oltre alle sale riunioni ci sarebbero le aule di formazione e la sala stampa.

Per la mensa da 600 posti si prevede una possibile sinergia con l’Università o “eventuali altri soggetti esterni”.

Infine gli uffici. Sono previsti circa 1.000 “moduli base”, ovvero stanze di 4 metri per 4,85. In ogni stanza dovrebbero esserci 3 postazioni, ma “all’occorrenza” o “ove possibile” devono potere diventare 4. Il modulo base, se adattato a 2 persone, avrebbe due scrivanie e un tavolino, se destinato a 1 sola persona avrebbe un tavolo più grande e un armadio in più. I moduli “speciali” sono quelli relativi alla dirigenza: un modulo e mezzo con una postazione per riunioni ampia, una sala da due moduli per “direzioni generali (sic) e capi dipartimento”. Sarebbero previste inoltre aree tecniche polifunzionali e “common room” di circa 100 metri quadri tra una stanza e l’altra. Saranno “banditi” i corridoi lunghi e quindi il concetto di “territorio di appartenenza” della singola struttura.

Riassumiamo le edificazioni previste nel Piano, più volte riportate nel documento, nel seguente schema.

Area

Spazi

Metri quadri

Hall di ingresso e smistamento

Ingresso

2.000 m2

Area ristoro (bar, area per consumare pasti per 500 posti, locali per fumatori, poli di incontro e condivisione)

Palestra (300 m2) per 40 persone massimo

Foyer

Centro congressi/area formazione

Aula magna da 600 posti + eventuali altri 200 al piano superariore

2 Aule Tipo A: 100 posti

7 Aule Tipo B: 70 posti

4 Aule Tipo C: 50 posti

36 Aulette riunioni

20 m2 ciascuna: 720 m2

30 Sale tecniche/laboratori

20 m2 ciascuna: 600 m2

7 Common room

100 m2 ciascuna: 700 m2

Altre aree

Verde attrezzato, portici, ecc.

5.000 m2

Asilo nido

300 m2

Parcheggi interrati (400 posti auto e 200 posti moto) e esterni/coperti per biciclette (100 posti)

10.000 m2

Mensa/e

Locale per 600 posti (su due livelli)

Biblioteca/Archivio

Biblioteca

2.800 m2

Museo della statistica

Archivi

Uffici

1.035 stanze con 3/4 postazioni in edifici di 10 piani (il basamento + 8 piani + 1 piano interrato)

40.000 m2 per 2.000 persone (20 m2 a addetto) + massimo 100 addetti “esterni”

90 stanze per dirigenti e Responsabili Progetti

4 stanze per l’Area presidenza, direzione generale e dipartimenti

Viene fissato un rapporto di 20 metri quadri per addetto, limite massimo consigliato dall’Agenzia del Demanio nel 2012 per le sedi di nuova costruzione (da 12 a 20 metri quadri per addetto), ma limite minimo stabilito dalla stessa Agenzia del Demanio per le sedi “vecchie” (da 20 a 25 metri quadri). Di fatto si passa dagli attuali 66mila metri quadri delle sedi romane dell’Istat ai 48mila previsti per la sede unica: circa 40mila metri quadri fuori terra per lo svolgimento delle attività, più 8.000 per gli spazi accessori (aule, biblioteca, archivi, mensa e centro congressi) e il piano interrato per posti auto/moto e archivi di deposito.

Si prevede (pag 77) di usare impianti energetici ecocompatibili, con fonti energetiche alternative (pannelli solari e/o impianti fotovoltaici), illuminazione a basso costo e consumo, sistemi  di building automation, telecamere esterne ed interne, un impianto di ricezione TV terrestre e satellitare per “un limitato numero di utenti” (?), impianti ultramoderni per la sala conferenze.

Quando sarà pronta la nuova sede?

In nessun punto del documento si fa esplicitamente cenno ai tempi, forse memori di una storia ultraquarantennale di impegni disattesi e promesse mancate. Tra le righe però (pag. 37) si evince che i tempi previsti per i lavori sono di 3 anni, mentre la procedura di progettazione richiederà (pag. 44) “un tempo non inferiore a un anno e solo a patto di invocare le procedure di urgenza”

Quindi i tempi minimi, ampiamente ottimistici, sono di 4 anni.

Dove sarà costruita la sede unica?

La sede unica dell’Istat fa parte del progetto Sdo (Sistema direzionale orientale), o meglio di ciò che ne rimane. Previsto originariamente nel Piano regolatore del comune di Roma del 1965 come zona di uffici, lo Sdo era pensato come un quartiere di nuova costruzione nella parte est di Roma, dove spostare gran parte della Pubblica Amministrazione centrale. L’idea non ha mai davvero visto la luce, pur rimanendo, in forma sempre più ridotta, nei piani ufficiali del Comune di Roma.

Sono previsti due ingressi al “Polo Direzionale di Pietralata”: la Porta Ovest, affacciata sul parco, e la Porta Nord su via dei Monti Tiburtini. Il nuovo quartiere dovrà avere carattere prevalentemente pedonale, con strumenti di dissuasione per moderare la velocità e l’inserimento “ove possibile” di percorsi ciclopedonali. Oltre alle zone destinate all’Istat e alla Sapienza ci sono due aree che precedentemente erano riservate alla Provincia e al Ministero dell’ambiente (che hanno abbandonato il progetto), tre aree destinate al “terziario” e una a “residenze”.

Per quanto concerne l’impatto ambientale dell’opera, nel documento si cita innanzitutto il piano Print Pietralata, ovvero il Programma Integrato per la riqualificazione urbanistica e ambientale della zona, approvato dal Comune di Roma nel 2013. Nell'area sono presenti cave di tufo dismesse (alcune risalenti all’epoca romana) e zone di scavo prodotte dai lavori della Metro B, e una vegetazione sostanzialmente assente. Vengono riportate le conclusioni della ditta Geoter srl che, dopo tredici sondaggi geologici risalenti al 2009, dimostrerebbero la fattibilità del progetto della nuova sede Istat, non risultando particolari rischi idrogeologici nonostante il comprensorio ricada nel bacino del fiume Aniene (la falda acquifera è profonda). Le 4 prove geofisiche effettuate dalla stessa ditta avrebbero considerato minimi i rischi sismici e  infine l’indagine archeologica preliminare condotta fra 2008 e 2009 dalla ditta Land srl avrebbe escluso la presenza di evidenza archeologiche (salvo “frammenti di ceramica romana di piccole dimensioni”).

Sono quindi citati il Piano Regolatore Generale (PRGC) di Roma approvato nel 2008, che recepisce il Piano Particolareggiato di Pietralata, confermato dalla Regione Lazio nel 2011. Viene comunque precisato che una vera analisi dell’impatto sul territorio deve riguardare l’intero comprensorio, quindi anche le future sedi dell’università.

Il terreno acquistato dall’Istat nel 2007 si trova sulla via dei Monti Tiburtini, a 1 chilometro in linea d’aria dalla stazione Tiburtina, e a circa 5-600 metri dalla stazione della Metro B Quintiliani (che doveva, appunto, servire lo Sdo), di fronte all’Ospedale Sandro Pertini.

Perché la sede unica?

Il documento è stato redatto negli scorsi mesi e porta ad una conclusione molto chiara: è cosa buona e giusta costruire un nuovo edificio pubblico a Roma e adibirlo a sede dell’Istituto nazionale di statistica. Sarebbe inoltre oltremodo preferibile costruire la nuova sede nella zona di Pietralata come previsto da anni e mai realizzato, e approfittare del finanziamento dell’Inail. 

I motivi specifici principali addotti sono questi:

  • L’Istat dal 2013 non è più in “sofferenza finanziaria”, quindi può impegnarsi in spese di lunga durata
  • La Corte dei conti ha più volte rimproverato l’Istat per l’acquisto del terreno a Pietralata e per il suo mancato utilizzo successivo
  • La modernizzazione voluta dal presidente Alleva si sposa perfettamente con l’idea di una sede unica
  • Costruire un luogo gradevole “aumenta il senso di appartenenza, la qualità del lavoro e, di conseguenza, esercita un effetto ampiamente positivo sull’efficacia e sull’efficienza di un’organizzazione”
  • La sede unica favorirebbe l’integrazione sul lavoro
  • La sede unica garantirebbe a regime una “forte riduzione” dei costi di manutenzione ed esercizio
  • La sede unica comporterà una “riduzione” degli spostamenti dei dipendenti durante l’orario di lavoro

Il piano ripercorre l’intera storia della sede unica a partire dal 2000, tralasciando quindi le precedenti traversie, il cui inizio è collocabile negli anni ‘60 e ’70 dello scorso secolo.

Nel seguente schema abbiamo riportato le tappe del progetto come presenti nel documento dell’amministrazione.

Data

Evento

14.04.2000

Protocollo d’intesa tra il Comune di Roma e una serie di soggetti pubblici, all’interno del quale è presente la sede unica Istat a Pietralata

09.11.2006

Convenzione tra Istat e Provveditorato alle opere pubbliche

27.12.2006

Contratto per finanziamento fino al 2035 con Cassa depositi e prestiti

25.01.2007

L’Istat acquista il terreno a Pietralata

2007

Il provveditorato alle opere pubbliche approva un progetto preliminare, indice una gara internazionale per l’idea progettuale e assegna la gara in via provvisoria all’ATI Consorzio Grandi Progetti srl e Mario Cucinella Architects srl.

La sede unica è inserita fra le opere per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia (2011)

26.11.2007

29.04.2008

Secondo due note del comune di Roma l’offerta di gara vincitrice non è conforme agli strumenti urbanistici vigenti

18.06.2008

L’Istat scrive al provveditorato di revocare la procedura. Il consorzio vincitore fa ricorso

2011

Il Consiglio di Stato accoglie il ricorso del consorzio, annullando la revoca della gara

Settembre 2011

L’Istat procede a un nuovo studio di fattibilità

2011

L’Istat chiude il finanziamento da Cassa depositi e prestiti senza averlo usato

2011

L’Istat ricerca nuovi finanziamenti, senza risultati

30.12.2011

L’Istat scrive al Provveditorato di sospendere la procedura

24.05.2012

L’Istat scrive al Provveditorato di non procedere all’aggiudicazione definitiva

25.07.2012

Il Provveditorato annulla la procedura di gara. Il Consorzio vincitore fa di nuovo ricorso, sia per la revoca dell’annullamento, sia per il risarcimento danni

26.06.2014

In audizione alla Camera, il futuro presidente Alleva inserisce la sede unica nel suo programma da presidente Istat

04.11.2014

Il Consiglio dell’Istat chiede un aggiornamento dello studio di fattibilità del progetto della sede unica

Luglio 2015

Esce un bando della Presidenza del Consiglio dei Ministri per finanziare la costruzione di edifici pubblici con fondi Inail.

15.09.2015

L’Istat partecipa al bando Inail, salvo conferma del Consiglio (all'epoca vacante)

27.01.2016

Esce il DPCM 23/12/2015 con la lista dei progetti approvati per il bando Inail, l’Istat è presente con la sede unica: costo 125 milioni di euro

09.02.2016

Il Consiglio dell’Istat ratifica la decisione di partecipare al Bando Inail

12.02.2016

Il Comune di Roma chiede una nuova progettazione all’Istat e al Provveditorato

23.02.2016

Il TAR del Lazio respinge il ricorso del Consorzio. La sentenza passa in giudicato, quindi la procedura del 2008 è definitivamente annullata

18.04.2016

Entra il vigore il nuovo codice degli appalti (Dlgs 50/2016)

Novembre 2016

Il TAR del Lazio dà ragione al Consorzio sul risarcimento dei costi sostenuti per il bando del 2008. E’ in corso la quantificazione (ca. 90mila euro)

Febbraio 2017

Nuova convenzione tra Istat e Provveditorato alle opere pubbliche per la progettazione

Il quadro, rispetto a 10 anni fa, è decisamente cambiato. All’epoca del protocollo di intesa del 2000 c’erano vari enti interessati alla zona dell’ex Sdo, oggi il progetto “sembra limitarsi” all’Istat e ad alcuni pezzi della Sapienza (pag. 48).

Il progetto della sede unica dell’Istat, ripescato da Biggeri (2001-2009) a metà della sua presidenza tra la fine del 2006 e il 2007 è stato affossato prima dal Comune di Roma e poi dal successore Giovannini (2009-2013), per essere ripreso nel 2014 da Alleva (2014-).

L’Istat ha già “rivoluzionato” il proprio assetto sul territorio romano negli scorsi anni di presidenza Alleva, con il “piano di razionalizzazione” del 2015 e il “piano di mobilità 2016-2018”, ancora in corso di attuazione. Con la chiusura delle due sedi di via Torino e Piazza Indipendenza (già avvenute) e con la prossima dismissione di quella di viale Oceano Pacifico, in favore delle sedi di via Balbo 39 (già utilizzata) e quella di piazzale Marconi (sarà usata dopo la chiusura di viale Oceano Pacifico), l’Istat risparmierebbe - secondo i calcoli presenti nel documento - a regime rispetto al 2014 circa 2 milioni e 650 mila euro di affitti più 1 milione di euro tra costi di gestione e consumi energetici.

Questi calcoli (che abbiamo cercato di sintetizzare nella tabella che segue) appaiono alquanto aleatori, soprattutto per i tempi e per la quantificazione dei costi indiretti e dei relativi risparmi. Ma questa è un’altra storia, già affrontata più volte e legata al “Piano di razionalizzazione delle sedi” e alla “Mobilità straordinaria”.

Costi nel 2014, dopo la razionalizzazione delle sedi, dopo la sede unica

Costi nel 2014

Costi a regime dopo la razionalizzazione delle sedi

Costi a regime dopo la realizzazione della sede unica

Costi locazioni

7.146.626,06

4.475.309,00

0

Costi di gestione

5.831.750,81

5.308.315,01

1.824.945,25

Costi personale Istat

744.035,95

744.035,95

212.581,69

Consumi energetici

2.287.957,02

1.830.365,62

800.000,00

Totale

16.010.369,80

12.358.716,54

2.837.526,94

Fonte: tabelle presenti nel documento dell’amministrazione alle pagine 17, 18 e 20

Perché quindi riesumare il progetto? Per vari motivi, illustrati nel documento.

I costi di gestione passerebbero, secondo il documento, da 5 milioni e 300mila euro a 1 milione e 800mila (vd. la tabella qui sopra), riducendo a un settimo le attività di vigilanza, portierato e facchinaggio, come se avere una sola sede invece di sette portasse a una riduzione proporzionale dei costi. A parte le ricadute occupazionali (per il facchinaggio si prevede addirittura di ricorrere a contratti aperti “a chiamata”), riteniamo che si tratti di una previsione del tutto sproporzionata. Sulle pulizie e la manutenzione degli impianti la riduzione dei costi sarebbe legata alla diminuzione di superficie totale, anche in quel caso probabilmente non tenendo conto di tutte le variabili. I costi dei servizi di archivi e navetta sono ritenuti “non necessari” nella sede unica e quindi pari a zero, ma non è chiaro in che modo siano quindi tenuti e gestiti i documenti attualmente affidati all’esterno, a parte il riferimento a “sistemi evoluti di archiviazione intelligente e di dematerializzazione avanzata”.

I costi del personale Istat (personale impiegato come responsabile di sede, al posto distaccato, nel settore sicurezza e prevenzione nonché nei “presìdi informatici”) sarebbero ridotti fortemente, da 744mila a 212mila euro. Attualmente ci sono 14 responsabili di sede e 10 lavoratori nei “posti distaccati”. Nel documento dell’amministrazione si ipotizza che in totale siano solo 4 in tutto i colleghi destinati alle due attività, per gestire una sede di circa 2.000 dipendenti! Degli 11 lavoratori della logistica impiegati attualmente nel “presidio” delle sedi si calcola (pag. 24) che “almeno 7” di queste unità lavorative siano ridondanti e quindi non necessarie nella futura sede unica. Ci sarebbero inoltre 20 colleghi impiegati nel presidio informatico delle sedi, anch’essi ricollocabili in caso di sede unica: quindi si ipotizza che i colleghi che attualmente supportano il personale per i problemi informatici di una sola sede possano fare lo stesso lavoro per una futura sede unica… Grazie a questi calcoli fantasiosi “è importante sottolineare che in questo modo si recupereranno risorse il cui costo annuo supera i 2 milioni di euro” (per i 47 colleghi ridondanti) più 1 altro milione grazie all’eliminazione degli spostamenti fra le sedi. Anche in questo caso riteniamo che questi risparmi, peraltro indiretti, siano abbondantemente sovrastimati.

I consumi energetici, già con questa operazione, sarebbero ridotti a 800.000 euro grazie alle “tecnologie più avanzate in tema di risparmio energetico” (pag. 21), e senza contare le possibili sinergie con l’Università. Un’altra possibile “sinergia” è quella con l’Inail, che potrebbe posizionare nella sede unica dell’Istat il proprio CED e ospitare a sua volta il CED dell’Istat. Anche qui siamo nel campo delle pure ipotesi.

Il documento poi ipotizza (pag. 22) che, con l’utilizzo della sede unica, siano abbandonate tutte le altre sedi, anche quelle di proprietà dell’Istat (viale Liegi e via Depretis 74/b) e la sede centrale di via Balbo 16, attualmente a costo zero in concessione dal Demanio. Questo rappresenterebbe un ulteriore risparmio pari a 4,4 milioni di possibile affitto della sede di via Balbo 16 (un guadagno per la Pubblica amministrazione, non per l’Istat) e a 1 milione di euro tondo tondo dal possibile affitto delle sedi di viale Liegi e Depretis 74. Questa ipotesi contraddice quanto previsto alcuni anni fa, quando si ragionava - pur mantenendo il progetto della sede unica - sul mantenimento del polo centrale come sede di rappresentanza e per la Contabilità nazionale, direzione che notoriamente ha rapporti continui con altre istituzioni, tra le quali il MEF, la Corte dei Conti e la Banca d'Italia, che hanno sede vicino a via Balbo.

Nelle pagine successive si passa poi alle presunte criticità e alle minacce che l’attuale contesto rappresenterebbe per “l’efficienza e l’efficacia dei flussi lavorativi”. Ad oggi l’Istat pagherebbe un “tributo assai elevato” alla “frammentazione dei processi e delle esperienze” evidentemente collegata alla presenza di numerose sedi (!), che pongono “seri ostacoli” ad una “corretta organizzazione del lavoro”. Uno degli ostacoli è l’ostinazione dei dipendenti a “far orbitare la propria vita personale in aree vicine al sito di lavoro” e quindi a resistere ai moderni “principi di mobilità e flessibilità del personale”. Insomma la mobilità del personale è uno strumento tutto spostato in funzione delle decisioni prese dall’alto e la vicinanza tra l’abitazione e l’ufficio è una “criticità” che ostacola il normale “flusso” delle decisioni organizzative. Il concetto è ribadito nella seconda parte del documento e il fatto che il personale preferisca lavorare vicino all’abitazione è tradotto in “naturale inerzia al cambiamento”. Sulla base poi di una famigerata “indagine” sui codici di spostamento (250) fatta nel 2014 si stima che in un anno ci siano circa 30mila ore di spostamenti tra una sede l’altra, che trasformati in risorse umane vuol dire 22 anni-uomo: tempi persi che scomparirebbero immediatamente con una sola sede!

Persino l’aumento di traffico e dei tempi di spostamento casa-lavoro che la sede unica inevitabilmente causerà (problema per i dipendenti ma anche per l’impatto sull’inquinamento atmosferico) non solo non è quantificato, ma la lettura è completamente capovolta: si dice infatti (pag. 25) che grazie alla sede unica si avrà un “decongestionamento del traffico dal centro cittadino”, senza specificare che si contribuirà contemporaneamente a congestionare ulteriormente il traffico nelle zone periferiche (anche se occorre notare che la zona di Pietralata è definita in un’altra parte del documento, a pagina 48, “un’area strategica e centrale di una delle città metropolitane più importanti del mondo”). Il problema del traffico e dell’inquinamento (anche acustico) che inevitabilmente provocherà la costruzione della sede unica dell’Istat è affrontato solo a pagina 71-72, e risolto attraverso la “compensazione”, ovvero le aree verdi presenti nel Piano stesso.

Sulle distanze dai mezzi pubblici nel documento (pag. 26) si fanno cifre attualmente non realistiche, visto che dalla stazione Tiburtina a piedi il terreno dove sorgerà la nuova sede non dista “meno di un chilometro”, ma invece (secondo google maps) circa 2 chilometri e mezzo, a meno di non costruire un ponte sopra la stazione ad oggi non presente e quindi una nuova strada diretta. La stessa strada necessaria per arrivare al cantiere dalla metro Quintiliani (nota come la fermata “meno frequentata di Roma”) è lunga 5-600 metri, e attualmente è un percorso a ostacoli in parte sterrato fra baracche, rovi e cantieri.

Nel documento ci sono anche ottime intenzioni, rispetto alla sede unica, che dovrà avere “ambienti a misura d’uomo caratterizzati da un elevato livello di comfort lavorativo” (e si sottolinea l’impatto “estremamente positivo sulla produttività e la qualità del lavoro”), “ampi spazi polivalenti di incontro”, “sale riunioni e terrazze (roof garden)” ad ogni piano, “aree di ristoro, la mensa, l’asilo nido, la palestra, aree formative e spazi a verde”. Sono previsti anche numerosi posti auto e moto in uno o due livelli interrati (pag. 44). Il tutto comporrà la “città della statistica” che dà il titolo al documento.

Quanto costa?

I costi di costruzione (pag. 28) sono stimati in 82.984.905 euro. Le spese tecniche ammonterebbero a circa 7.209.497,93 euro per la fase di progettazione (progetto di fattibilità tecnica ed economica, progetto definitivo e progetto esecutivo) e a 4.427.832,28 euro per la fase di esecuzione dei lavori (direzione, verifiche e collaudi). Aggiungendo l’IVA si arriva a 105.946.431,56 euro. A questi si aggiungono altri costi previsti tra cui un accantonamento di 5 milioni per “imprevisti”, per un totale complessivo di 124.688.247,20 euro, poco meno dei 125 milioni chiesti all’Inail in base allo studio di fattibilità del 2011.

Il finanziamento Inail prevede un canone di locazione annuo pari al 3% del valore dell’opera. È l’Inail a gestire l’appalto di costruzione dell’edificio. L’opzione rent to buy consente, dopo almeno 20 anni, di riscattare la proprietà dell’edificio da parte dell’amministrazione che percepisce il finanziamento. In questo caso si aggiungerebbe al canone di locazione una “quota di riscatto” annuale che andrà scalata al momento dell’acquisto dell’immobile. L’ipotesi preferita dall’Istat è quella di semplice rent, che comporterebbe un canone iniziale di 4.154.730 euro, da incrementare in base al tasso di inflazione. Questo canone non è molto differente dall’importo previsto per le locazioni mantenendo la dislocazione su 6 sedi (Balbo 16, Balbo 39, Depretis 77, Depretis 74/b, Liegi, Tuscolana e Marconi), che era calcolato in 4.475.309,00 euro. Ma il documento non fa cenno a questo semplice confronto, preferendo il presunto risparmio totale, ottenuto quasi esclusivamente dai “risparmi di gestione”, molto ipotetici come visto precedentemente. L’analisi economica di costi e benefici dettagliata è contenuta nel documento allegato a parte.

Nelle pagine da 39 a 42 si esaminano le possibili alternative considerate, con l’obiettivo di avere una sede unica dell’Istat, prima di confermare ancora una volta che l’ipotesi Inail è la migliore:

  • L’acquisizione di un bene demaniale a uso gratuito: non ha avuto riscontro sulla piattaforma PALOMA dell’Agenzia del Demanio.
  • L’affitto di una sede da un’altra amministrazione pubblica o da un privato: costa troppo
  • La costruzione di una sede con fondi del bilancio Istat o con un finanziamento da Cassa depositi e prestiti: l’Istat ha chiesto un parere al MEF
  • La costruzione di una sede con strumenti di partenariato pubblico-privato: è una procedura poco diffusa in Italia, quindi rischiosa

Conclusioni

Il piano approvato dal Consiglio è indubbiamente ricco di spunti di riflessione, nonostante alcune ridondanze e la presenza di molti elementi già riportati nelle precedenti documentazioni prodotte dall’Istituto sulla sede unica negli anni scorsi.

Manca però un’analisi dei costi per il personale e i benefici economici e organizzativi sono all’apparenza decisamente sovrastimati, come descritto sopra. Dopo il trasferimento di massa in corso in questo periodo, che sta riguardando oltre la metà del personale, con evidenti problemi di riassestamento anche lavorativi, un’ulteriore riallocazione di tutti i lavoratori delle sedi romane a distanza di pochi anni avrà un impatto negativo certo per la vita di un gran numero di colleghi e conseguenze negative sulle attività lavorative, delle quali nel piano non si fa alcun cenno.

Le opere accessorie previste suscitano un certo scetticismo, visto che molti elementi (le aule per la formazione, lo spazio per i fumatori, la palestra) erano già previsti ad esempio  nel progetto della sede di viale Oceano Pacifico nel 2011 e non sono mai stati realizzati. Anzi: il risultato è stato una sede senza nemmeno un'aula magna e con vari problemi derivanti dalla falda acquifera e dal sistema di areazione malfunzionante.

Lo smart work e il telelavoro, non citati nel documento, potrebbero invece rappresentare ad esempio un utile strumento per accompagnare il passaggio alla sede unica del personale, che ad oggi “gode” del vantaggio, in molti casi, di potere avere una sede più vicina all’abitazione, con evidenti conseguenze positive sulla propria attività lavorativa e sul traffico cittadino.

Tra i costi assolutamente non considerati c’è quello di perdere una sede di rappresentanza nel centro di Roma, probabilmente più adatta per la gestione di eventi pubblici e per i frequenti rapporti di alcune strutture dell’Istat con altri enti e ministeri, o per le visite di Eurostat. Ad oggi la comodità dovuta alla vicinanza alla stazione Tiburtina, attualmente non direttamente collegata con la futura sede unica, non è paragonabile in quanto a vantaggi con la prossimità dell’attuale polo centrale alla stazione Termini, raggiungibile da entrambe le linee della metro e da quasi tutte le principali reti ferroviarie nazionali e regionali.

Un ulteriore grande elemento di perplessità riguarda i tempi di realizzazione, che non devono solo raccordarsi con la burocrazia tipica dell’Istat, ma anche con le decisioni di altri soggetti istituzionali, in particolare con il Comune di Roma, che deve provvedere alle opere infrastrutturali senza le quali la sede unica resterebbe senza collegamenti viari e servizi di base. Inoltre non è chiaro se l’Istat stia procedendo nella progettazione in sintonia con l’Università di Roma, unico altro soggetto che ad oggi non si è ufficialmente tirato fuori dal Progetto Pietralata e che sembra proseguire nell’idea di costruire nella zona uno studentato. L’Istat da solo rischia di non avere la forza politica sufficiente per sbloccare le opere richieste da parte del Comune di Roma, come noto in forte sofferenza finanziaria. Infine l’Istat sarebbe sottoposta anche a possibili problemi legati al finanziamento da parte dell’Inail, che proprio nelle scorse settimane ha avuto problemi giudiziari legati ad appalti informatici assegnati senza gara.

Queste criticità ci spingono a chiedere al Consiglio un’ulteriore riflessione e l’Istituto ad avviare un confronto con le organizzazioni sindacali sulla questione prima di pervenire a decisioni definitive. In ogni caso, visto il grande impegno economico, crediamo ci sia un'assoluta necessità di un continuo monitoraggio dell'evoluzione del progetto e di un'informazione trasparente alle lavoratrici e ai lavoratori.

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