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ISTAT: la FLC CGIL vince il ricorso contro la dirigenza amministrativa

Il TAR annulla graduatorie e bando. La FLC CGIL chiede il rispetto della sentenza e una urgente modifica del Dpr 166/2010

06/05/2013
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Il Tar del Lazio ha accolto la scorsa settimana il ricorso presentato l'anno scorso dalla FLC CGIL insieme ai 23 tecnologi interessati, imponendo l’annullamento del concorso atto ad introdurre all’Istat la dirigenza amministrativa di prima e seconda fascia. Si tratta di un passaggio fondamentale di una lunga battaglia della FLC CGIL, iniziata con la radicale contrarietà al progetto di riordino dell’Istat compiuto ai sensi del Dpr 166/2010.

Nonostante le evidenti ragioni del sindacato e l’enorme danno per l’Istituto, si è voluto infatti procedere ad una modifica statutaria che configura per l’area amministrativa - la Direzione Generale - l’esclusiva qualifica di dirigente amministrativo ai sensi del Dlgs 165/01 per accedere alla direzione degli uffici.

Un provvedimento inutile, che rappresenta un precedente pericoloso per gli Enti di ricerca, oltre ad essere una misura estremamente costosa in un’epoca di drammatica scarsità di risorse assunzionali. Anche solo quest’ultima ragione avrebbe spinto la FLC CGIL a contrastare il provvedimento. Come abbiamo già avuto modo di dire, al costo intrinseco dell’operazione si deve aggiungere poi il pesante e irragionevole sperpero delle risorse professionali rappresentate dai tecnologi amministrativi: ex dirigenti e non.

I primi ancora oggi sono concretamente impegnati a mandare avanti la macchina organizzativa dell’Istat, quasi in stato di clandestinità; con la presa in servizio dei “nuovi” dirigenti verrebbero impropriamente e definitivamente accantonati e sostituiti da personale esterno in possesso tra l’altro, in tutta evidenza, di skill minori e/o non pertinenti.

I secondi, cioè tutti gli altri tecnologi della Direzione generale, si trovano dal giorno stesso dell’uscita del Dpr 166/2010 su un binario morto dal punto di vista dello sviluppo professionale. Ma questo sarebbe ancora nulla, se la prospettiva bloccata dall’intervento della FLC CGIL andasse a compimento. Infatti, una volta entrata a regime, la nuova configurazione organizzativa porrebbe Dirigenti pubblici ai sensi del dlgs 165/01, come alieni, a capo di personale tecnologo incardinato nel CCNL della Ricerca, che fonda la propria peculiarità esattamente sulla garanzia della loro piena autonomia. Ricordiamo infatti che una norma del CCNL vieta la sottoposizione gerarchica di tecnologi e ricercatori al dirigente pubblico.

Sia chiaro in ogni caso che le responsabilità dell’istituto vanno molto oltre l’insensatezza del Dpr 166.

Su quella più rilevante si è espresso il Tar del Lazio, che ha giudicato illegittima la modalità con cui si è strutturata nel bando di concorso e gestita successivamente l’intera procedura concorsuale che, vale la pena ricordare, aveva escluso i tecnologi amministrativi in servizio all’Istat. Evidentemente neanche il Tar ha trovato risposta al quesito su dove mai possa risiedere la professionalità richiesta da un bando di concorso per dirigente Istat, se non tra chi già impiega le proprie competenze quotidianamente in quello stesso ambito amministrativo.

La responsabilità attualmente più pericolosa per l’istituto risiede nel modo in cui si è gestito il post concorso. Una volta resisi conto dei danni provocati dalla procedura concorsuale, con i precedenti capiservizio destinati a un “limbo professionale” e la FLC CGIL, insieme al personale interessato, costituita in giudizio contro l’Istituto, l’Amministrazione, invece di fermarsi e cercare una via d’uscita, ha proseguito irresponsabilmente. Accelerando prima la chiusura della procedura concorsuale, poi l’assunzione dei vincitori. Il risultato è che oggi ci si trova senza dirigenti responsabili a capo dei servizi della Direzione Generale e nell’impossibilità di utilizzare gli ex dirigenti per ricoprire quei ruoli come fatto finora. L’Istat è oggi da questo punto di vista a rischio di totale paralisi.

L’aspetto che sarà davvero deflagrante però è quello per cui i danni provocati ai vincitori del concorso che si trovano disoccupati avendo lasciato in via definitiva il proprio precedente incarico, è interamente a carico dell’Istat, la cui responsabilità è aggravata oggettivamente dalle scelte che ancora in questi giorni l’Amministrazione sta compiendo. Si tratta di un ambito di responsabilità molto delicato, la cui vigilanza è di pertinenza della Corte dei Conti.

L’Istat negli ultimi giorni avanza febbrilmente nella preparazione del ricorso al Consiglio di Stato da cui spera di ottenere prima possibile la sospensiva.

L’auspicio della FLC CGIL è che l’Istat non si metta in una direzione opposta al giudizio espresso dal Tar. L’invito è ad assumere come prima e prioritaria misura per evitare il blocco dell’Istituto e ulteriori implicazioni amministrative, quanto già proposto in via conciliativa in varie occasioni, - l’ultima con la lettera del segretario generale FLC CGIL del 20 luglio 2012 -  cioè di chiedere con urgenza una modifica del Dpr 166 del 2010, allo scopo di eliminare la previsione dell’esclusività del ruolo di Dirigente amministrativo di II fascia per ricoprire incarichi dirigenziali in seno alla direzione amministrativa dell’Ente. Sarebbe una misura che salva il presente, qualsiasi sia lo scenario processuale, e costruisce al contempo un futuro più in linea con le esigenze di un ente di Ricerca come l’Istat.

Per una curiosa coincidenza, alla vigilia della pubblicazione della sentenza, l’Istat ha “perso”, come noto, anche il presidente Giovannini, cui si deve l’iniziativa di riorganizzare l’Istat nel 2009-2010, assurto alla carica di ministro del lavoro. E mentre si lavora alacremente per escogitare il modo di assicurare una guida, anche solo temporanea, all’ente fino alla nomina di un nuovo presidente, l’ente è preda di una paralisi amministrativa che non ha precedenti. Il direttore generale ringrazia “a nome di tutto il personale”, non si sa bene in base a quale processo di consultazione, l’ex presidente, mentre cerca di barcamenarsi nel caos causato dal Dpr 166/2010, fortemente voluto proprio da Enrico Giovannini.

Al momento l’Istat non ha un presidente e non ha alcun dirigente di seconda fascia, con la conseguente scopertura di tutti i settori gestionali ed amministrativi. A ciò si deve aggiungere che, considerando anche che un tale impasse non si risolverà probabilmente in tempi brevissimi, si avvicina a grandi passi la prossima scadenza dell’incarico dell’attuale direttore generale, a settembre.

Per ulteriori approfondimenti e analisi, si rimanda al dossier che ricostruisce la vicenda dell'ultima riorganizzazione dell'Istituto di statistica, partendo dalle scelte degli ultimi anni.

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