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ISTAT: la Convention della Libertà

Il 20 dicembre a Roma, Blangiardo e Camisasca chiamano a raccolta il personale

04/12/2019
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Dalla scorsa settimana, prima nei corridoi, poi nelle email, quindi nella newsletter ufficiale dell’Istat, è apparso il termine convention. Il 20 dicembre, il venerdì prima del periodo natalizio, la dirigenza dell’Istituto ha infatti deciso di organizzare per la prima volta un “evento” dai tratti ancora poco chiari, ma che sembrerebbe ricalcare le adunate motivazionali delle grandi aziende private, adattate a un ente pubblico.

Se si volesse davvero fare ciò che il precedente vertice Alleva-Antonucci ha sempre evitato come la peste, cioè una discussione minimamente aperta sull’organizzazione dell’Istituto, facendo intervenire i lavoratori e le loro rappresentanze, saremmo felici e concordi: lo chiediamo da anni, inascoltati. Certo, si potrebbe organizzare in aula magna, senza costi aggiuntivi, in videoconferenza con tutte le sedi, ma sarebbe comunque un segnale positivo.

Se invece si intende organizzare semplicemente un evento pre-natalizio, replica in grande stile delle piccole adunate nel cortile di via Balbo 16 degli scorsi anni, non avremmo nulla in contrario, anche se sposiamo lo scetticismo di molti colleghi verso lo spirito di corpo, soprattutto se calato dall’alto e non accompagnato da altri segnali di motivazione verso il personale Istat. Vorrebbe infatti dire che l’Istituto ha grande floridità di risorse. Può infatti permettersi di caricarsi i costi dell’affitto dell’Atlantico Live, sala per concerti dell’EUR, quelli di un catering, magari il gettone di presenza per qualche “vip”, e “regalare” una giornata di non lavoro a centinaia di colleghi, per i quali la sola presenza all’evento “coinciderà con la giornata lavorativa”. Non solo. A quanto pare l’Istat ha anche finalmente risolto il problema di risorse per le missioni dei colleghi degli uffici territoriali, ai quali sarebbe rimborsato il viaggio da tutte le sedi verso il grande evento romano del 20 dicembre!

Ci rallegra che il Collegio dei revisori, i ministeri vigilanti e la Corte dei conti, spesso severi controllori delle finanze dell’Istituto, non trovino nulla da dire per una spesa accessoria apparentemente superflua. A questo punto ci aspettiamo anche di non ricevere più dinieghi immotivati quando si tratta di pagare ai lavoratori quanto dovuto, di trovare qualche decina di migliaia di euro per allargare le graduatorie dei passaggi di livello (articolo 54) e dei gradoni (articolo 53), di costruire un piano assunzionale finalmente adeguato nei numeri. Come “pensiero” natalizio a questo punto ci aspettiamo – ad esempio - il pagamento della produttività del 2018, il cui accordo è in via di certificazione definitiva, lo sblocco del conto terzi, maggiori risorse per la formazione e un ulteriore aumento dell’indennità di ente!

Quello che ci preme difendere è la libertà delle lavoratrici e dei lavoratori dell’Istat, anche quella di non venire all’EUR il 20 dicembre. Chiediamo quindi che l’Istat fornisca subito i “dettagli” promessi sulla convention, sgomberando il campo dalle voci farneticanti che parlano di un presunto vincolo a presenziare all’evento. Secondo i “bene informati” l’Istituto vorrebbe infatti stabilire, a differenza dell’ISPRA, altro ente di ricerca che quest’anno si appresta a festeggiare per la seconda volta il Natale insieme (il giorno prima, il 19 dicembre, nell’albergo di fronte all’Atlantico Live) un obbligo di partecipazione, per assicurarsi il tutto esaurito. Per farlo si dovrebbero chiudere tutte le sedi, romane e territoriali, “permettere” di andare a lavorare normalmente in ufficio solo ai lavoratori preventivamente autorizzati, introducendo un giorno di “missione forzata” che si sommerebbe alle 7 famigerate ferie obbligatorie di questo 2019: un delirio assolutamente incongruente rispetto all’Istat odierno.

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