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ISTAT: il pallottoliere del "merito" nei giudizi per i passaggi di livello art. 54

I dirigenti giocano coi numeri della valutazione dell'attività svolta, provocando l'ostilità di gran parte dei candidati

28/09/2017
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Mercoledì 27 settembre 2017, ultimo giorno utile, sono stati inviati i giudizi sull'attività svolta ai partecipanti alle selezioni delle progressioni di livello all'Istat. Pochissimi sono i "contenti", che hanno avuto il punteggio massimo (41 o 31 a seconda dei profili), moltissimi i delusi. La stratificazione dei punteggi su tutto l'ampio spettro possibile dei giudizi è una evidente - stupida e sbagliata - scelta politica dall'alto, che produce ostilità e malcontento da una parte, il rischio di portare poche persone all'idoneità dall'altra.

Nel pomeriggio di giovedì abbiamo inviato a tutti i dipendenti una serie di suggerimenti su come impostare i reclami.

Visto il gran numero di reclami che si prevedono, abbiamo chiesto una proroga, che non è stata concessa. L'unica possibilità che è stata data in più è quella di fare reclamo via email.

Di seguito il comunicato della FLC CGIL inviato a tutto il personale "a caldo", la mattina di giovedì 28 settembre.

ARTICOLO 54: IL PALLOTTOLIERE DEL “MERITO”

Il sentore c’era stato nelle riunioni con le direzioni a luglio, e poi nel “tour” in corso del presidente e dei massimi dirigenti dell’Istituto.

Il leit motiv del “merito”, della “differenziazione”, dei “migliori”, più volte ripetuto in quelle occasioni sembra avere  indirizzato le scelte dei dirigenti dell’Istituto sulla parte di valutazione nella procedura dei passaggi di livello (art. 54).

Durante la giornata di ieri, 27 settembre, sono arrivate ai singoli dipendenti interessati le scansioni delle valutazioni.

Non abbiamo ancora un quadro completo, ma la sensazione è che si sia voluto utilizzare tutto il range di punteggio in modo sistematico, rendendo quindi la parte della valutazione dirigenziale decisamente determinante, molto più che in passato, nella graduatoria finale, tale da sovvertire eventualmente sia una differenza di anzianità rilevante, sia i famosi “7 punti” che spettano a chi è già risultato idoneo.

Le commissioni dovranno fare molta attenzione nel punteggio dato all’anzianità e agli altri titoli, visto che la “differenziazione larga” operata dai dirigenti rischia di non fare arrivare molti colleghi nemmeno alla soglia minima di idoneità, magari riuscendo nel capolavoro di pubblicare una graduatoria, almeno in alcuni casi, con un numero di vincitori inferiore a quello dei posti. Abbiamo chiesto un incontro urgente a presidente e direttore generale.

Anche se in contrattazione la richiesta della FLC CGIL di aumentare il punteggio per l’anzianità di servizio è stata rigettata per paura dei revisori e degli organi vigilanti, in contrattazione si era deciso di dare precedenza a chi aveva già avuto un’idoneità, e il punteggio per la valutazione è stato ridotto a 41, rispetto ai 45 previsti dal contratto nazionale. Nonostante ciò, la dirigenza dell’Istat ha voluto assicurare che decide lei i bravi e i meno bravi, i più “meritevoli” e i meno “collaborativi”. Il significato politico è chiaro. Tra l’altro in molti casi è stato riscontrato un errore nella somma dei punteggi. Invitiamo tutti i dipendenti che si sentano mal valutati a fare reclamo all’apposito comitato, che peraltro non è ancora stato nominato: abbiamo chiesto che siano rappresentati tutti i dipartimenti. Chiediamo all’amministrazione di dare più tempo per i ricorsi, visto che le direzioni si sono prese tutto il tempo fino al 27 settembre sera per inviare le “valutazioni”. Siamo disponibili ad aiutare il personale nei reclami e continueremo a monitorare la procedura.

Il vertice dell’Istat, dopo tutti questi anni, non ha ancora capito che dopo 8 anni di blocco tutti i candidati avrebbero diritto a un passaggio di livello che in alcuni casi aspettano da un ventennio, e che la “selezione” è dovuta solamente alla mancanza di risorse sufficienti per tutti. A fare la differenza avrebbe dovuto essere soprattutto l’anzianità, a maggior ragione rispetto al passato. Il presidente ha deciso invece di fare giocare i dirigenti con i punti, pensando così di esaltare lo spirito dell’Istat modernizzato, senza capire che così una parte  sempre più larga del personale diventerà ostile all’Istituto, sentendosi non voluta dalla propria dirigenza.

28 settembre 2017

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