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ISTAT e “fase due”: resoconto dell’incontro del 29 aprile 2020

Responsabilità sociale, sicurezza e volontarietà

30/04/2020
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Senza ripetere cose già dette nel precedente incontro del 15 aprile, poi ribadite nei comunicati successivi e nella nota unitaria inviata lo scorso 24 aprile, la FLC CGIL ha posto alcune considerazioni generali, anche e soprattutto dopo l’ultimo DPCM e le dichiarazioni del presidente del consiglio.

Tutti ci aspettavamo dal 4 maggio, o comunque in una data prossima, l’indicazione per l’inizio della cosiddetta fase due: una fase cioè nella quale il Paese avrebbe cominciato a convivere con il virus, con una chiara indicazione sul tracciamento, una APP unica nazionale, test sierologici a tappeto, protocolli per sospetti contagi e tamponi, norme rigorose per riprendere le attività lavorative mantenendo il distanziamento sociale, con protezioni individuali, turnazioni, eccetera.

Appare invece chiaro che il 4 maggio non scatterà nessuna fase due, e al momento non è prevista una data nemmeno ipotetica.

Per la Pubblica Amministrazione in particolare la “fase due” è al momento inesistente, o meglio corrisponde alla “fase uno”. Ad oggi il dato normativo più chiaro è infatti l’articolo 87 del DL 18/2020, mantenuto seppur con qualche emendamento anche nella legge di conversione che è in pubblicazione in queste ore, e che stabilisce che la modalità ordinaria di lavoro nel pubblico impiego è e rimane quella “agile”. Su questo punto si veda anche la nota unitaria inviata ieri dai sindacati FLC CGIL, Cisl e Uil ai presidenti e ai direttori generali degli enti di ricerca.

Ad oggi quindi possiamo solo immaginare piccoli passi graduali e prudenti verso una nuova fase. 

Quando la ministra Dadone l’altro giorno è intervenuta in parlamento parlando di almeno il 30% di lavoro agile, si tratta evidentemente di una prospettiva a regime. Quel 30% dovrà quindi in prospettiva sostituire l’attuale 10% previsto per legge. Per noi significa semplicemente due cose: incrementare il numero di posti in telelavoro, aumentare il numero di giorni massimi di lavoro agile per tutti. Sono richieste sensate alle quali pensare già oggi in prospettiva, e che l’Istat ha dimostrato di potere gestire, proprio nell’emergenza, smentendo le tante paure di alcuni dirigenti.

 

1. La chiusura delle sedi rimane almeno fino al 17 maggio

Visti i contenuti del DPCM e la permanenza dell’at. 87 del DL 18/2020, la prima decisione condivisa è il mantenimento delle attuali misure fino al 17 maggio, ovvero la chiusura di tutte le sedi, tranne Balbo 16.

Il direttore generale ha risposto che il provvedimento è in uscita.

 

2. Possibile progressiva riapertura delle sedi 

Solo quando sarà possibile circolare liberamente, e la data ad oggi non è per nulla chiara, potremmo pensare di riaprire, gradualmente e decidendo caso per caso, le sedi dell’Istat. Questa fase deve essere secondo noi contraddistinta da tre princìpi: la responsabilità sociale, la sicurezza e la volontarietà.

 

2.1. Responsabilità sociale

In questa fase, nella quale è previsto che una parte dei settori produttivi riapra per evitare una crisi economica forse irreversibile, è evidente che la Pubblica Amministrazione, e quindi anche l’Istat, può fornire come principale contributo alla lotta contro il virus una continuazione del lavoro agile come forma di lavoro ordinaria, diminuendo la quantità di persone in giro per le strade, sui mezzi pubblici, negli uffici.

 

2.2. Sicurezza

Tutte le eventuali riaperture delle sedi dovranno prevedere protocolli chiari e dispositivi di protezione adeguati per tutti, come precisato nelle precedenti note sindacali della FLC CGIL e unitarie.

Occorre già oggi cominciare a parlare di dispositivi di protezione individuale (gli acquisti devono essere standard per tutte le sedi sul territorio nazionale), di termo scanner (chi li usa, quali dati vengono registrati, che conseguenze ci sono in caso di febbre), di regolamentazione degli spazi comuni, di mensa e punti ristoro, eccetera.

Il direttore generale ha accennato una serie di misure già pensate o in corso di realizzazione, in parte già ipotizzate nel precedente incontro.

  • Affollamento delle sedi: la DCAP ha iniziato a ipotizzare un nuovo affollamento massimo delle sedi sulla base del criterio della presenza individuale nelle stanze. Lo scopo è mantenere il distanziamento sociale. 

  • Dispositivi: sono stati e saranno acquistati mascherine, gel sanificanti, salviette, termo scanner. Le mascherine chirurgiche già acquistate sono 30mila e serviranno a tutti i dipendenti, anche degli uffici territoriali: la gara, partita prima delle disposizioni del Commissario Arcuri, si è chiusa con un prezzo unitario di 80 centesimi, superiore quindi al prezzo calmierato dal governo (50 centesimi), ci saranno quindi probabilmente approfondimenti amministrativi. I termo scanner al momento disponibili sono 10. Nelle sedi romane è possibile farli utilizzare al personale di vigilanza, mentre per le sedi territoriali l’argomento va ancora approfondito.

  • Saranno adottate misure logistiche innanzitutto per la sede di via Balbo, per prevedere ingressi e uscite delimitati, regolamentare l’utilizzo degli ascensori, prevedere regolari sanificazioni degli ambienti e pulizie dei bagni, aggiornando il documento “misure di prevenzione obbligatorie per prevenire il coronavirus”. In questo quadro va ovviamente prevista anche la formazione e l’informazione sull’uso dei DPI. E’ stato rivisto il contratto delle pulizie delle sedi romane (sarà fatto anche per quelle regionali), mentre su quello delle mense è ancora in corso un ragionamento specifico. Sarà rivisto anche il contratto per il condizionamento.

  • utilizzo dei trasporti pubblici:  è un elemento essenziale per capire come arrivare al rientro: il tema è stato richiamato peraltro anche dall’Inail nel suo documento sui rischi.

  • questionario di tracing: il medico competente ha proposto un questionario, presentato agli RLS, per realizzare un'indagine di tracing destinata a tutti i dipendenti, per ricostruire sia situazioni di rischio che fragilità o situazioni di difficoltà dei dipendenti di cui l'amministrazione potrebbe non essere a conoscenza. Il questionario sarebbe gestito direttamente dal medico competente nel rispetto della privacy. Ci sono ancora alcuni aspetti che sono in fase di valutazione e ci sarà un confronto ulteriore. Abbiamo chiesto se e come questo strumento si interfaccerà con la famosa “app” che il governo dovrebbe rendere disponibile.

 

2.3. Volontarietà

All’interno del personale registriamo posizioni molto variegate, sia per motivi oggettivi che soggettivi. 

Molti colleghi hanno paura di un eventuale rientro al lavoro. Non solo chi ha condizioni personali di fragilità, ma anche chi ha necessità di spostarsi con i mezzi pubblici, e non vede vantaggi particolari nella presenza in ufficio, anche perché sarebbe impossibile riunirsi e svolgere attività “di gruppo”. E’ stata evidenziata la difficoltà di alcuni colleghi con disabilità, particolarmente penalizzati nel “lavoro da casa”. La DCRU si è impegnata a seguire con attenzione, insieme al disability manager, le singole situazioni.

Per altri colleghi tornare, anche saltuariamente, in sede sarebbe invece comunque auspicabile, sia per motivi di disponibilità di una strumentazione migliore (connessione più veloce, PC più performante, stampante, fotocopiatrice, ecc.), sia per avere una postazione di lavoro vera e propria esclusivamente dedicata, con la corretta ergonomia, senza disturbi “familiari”, in queste settimane spesso eccessivi. Lo stress psicologico causato dal lavoro agile forzato, spesso in presenza di situazioni familiari difficili e una gestione dei tempi complicata, è un fattore che sta aumentando nel tempo e che crediamo emergerà anche dal questionario che da ieri è stato messo on line dall’Istituto.

Per questo crediamo che, fermi restando i principi di cui sopra (responsabilità sociale e sicurezza), l’eventuale riapertura di alcune sedi debba essere demandata alla volontarietà.

Per capire, sede per sede, se c’è effettivamente necessità di riaprire, se è ovvio che va previsto un confronto con le organizzazioni sindacali, la RSU e gli RLS, potrebbe non essere sufficiente e occorrerebbe interpellare i singoli lavoratori. Dobbiamo in ogni caso evitare di ripetere le forzature immediatamente precedenti al cosiddetto lockdown. 

Eventuali ritorni in sede dovranno avvenire solo se in sicurezza, con turnazioni chiare, su base esclusivamente volontaria. 

Il direttore generale ha detto che il principio della volontarietà è assolutamente condiviso.

 

3. L’uscita dall’emergenza: alcune proposte 

Molte indagini dell’Istat sono state rinviate o addirittura annullate, a causa dell’emergenza. Nonostante questo, l’Istituto sta dando un contributo conoscitivo importante e apprezziamo lo sforzo dei colleghi che stanno fornendo dati e interpretazioni. Auspichiamo che lo spazio aperto con i contributi del presidente sia effettivamente accessibile a liberi contributi di lavoratori dell’Istat che volessero fornire le loro analisi al Paese, superando vecchi schemi “istituzionali”. 

La dottoressa Buratta ha replicato che lo spazio è e sarà aperto al contributo di tutti.

Abbiamo quindi aperto un ragionamento che ci sta molto a cuore e che crediamo sia stato rafforzato dall’emergenza che l’Istat ha vissuto. E’ il ragionamento sulla rete di rilevazione, che l’Istat aveva fino al 2009 e che ha deciso all’epoca di esternalizzare. 

L’Istat ha avuto in queste settimane non pochi problemi nel fronteggiare la crisi, anche perché si è dovuto rapportare con i tanti e vari soggetti esterni privati che svolgono le indagini per l’ente. Solo grazie ai lavoratori dell’indagine CAPI su forze di lavoro e spese che hanno accettato di riconvertirsi al CATI siamo riusciti a portare avanti la rilevazione sulle forze di lavoro con tutte le difficoltà del momento. 

Avere una propria rete di rilevazione per l’Istat avrebbe rappresentato e rappresenterebbe, anche in fasi di emergenza come quella che stiamo vivendo, un indubbio vantaggio per rispondere in modo efficiente e tempestivo agli imprevisti. 

Già nel Piano di fabbisogno ultimo c’è stata un’apertura importante su questo punto. Chiediamo e crediamo che possa tornare ad essere un ragionamento al centro delle linee programmatiche dell’Istituto.

 

4. Conclusioni

Usiamo il mese di maggio per predisporre al meglio ogni passo, senza rischiare di commettere errori. 

Prendiamo spunto dalle spinte positive provocate dall’emergenza per migliorare a regime l’organizzazione del lavoro. 

Abbiamo fatto alcuni esempi: l’incremento del lavoro agile e del telelavoro e l’internalizzazione della rete di rilevazione sul campo. Ma siamo certi che altri spunti possono e potranno venire nelle prossime settimane. La dottoressa Buratta ha parlato ad esempio del Digital user workspace e quindi di possibili operazioni di desk sharing.

Abbiamo apprezzato come l’Istat, in questo caso la DCRU, abbia trovato il modo di mantenere molti degli impegni previsti dal cronoprogramma deciso a dicembre scorso. Solo alcuni punti sono “saltati”, ma occorre secondo noi aggiornare il protocollo d’intesa del 19 dicembre, in modo da avere un calendario di impegni sindacali da qui a fine anno, compatibili con il coronavirus ma rispettosi dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.

Il direttore generale ha manifestato la volontà di “costruire un percorso assieme a tutte le componenti dell’Istituto”. Si sono svolte riunioni con dirigenti, capi servizio, direttori, RLS, CUG. La prossima settimana dovrebbero essere convocate nuovamente le RSU.

Nei prossimi giorni l’amministrazione fornirà una bozza di “protocollo d’intesa” che conterrà alcuni principi condivisi con le organizzazioni sindacali.

Oltre al protocollo d’intesa si procederà dove necessario alla contrattazione integrativa ai sensi dell’articolo 68, commi 4 e 5, come richiesto dalle organizzazioni sindacali.

Ai principi enunciati dal direttore generale (ponderazione, riflessione, gradualità), chiediamo di aggiungere quelli di responsabilità sociale, sicurezza e volontarietà.

Sembrerebbe accolta la proposta sindacale di sospendere la fascia di compresenza obbligatoria per i livelli IV-VIII, anche se la DCRU sta chiarendo gli aspetti tecnici con la ditta che si occupa del software gestionale.

E’ stata rifiutata la proposta sindacale di posticipare la scadenza del 30 giugno per la fruizione delle ferie di 2 anni precedenti.

Per quanto riguarda il bonus di 100 euro, nei prossimi giorni dovrebbero arrivare le comunicazioni ai beneficiari, anche sulla base delle indicazioni dell’Agenzia delle entrate.

In merito alle questioni poste unitariamente al tavolo sui buoni pasto per i telelavoristi e sulle indennità di turno nella DCAP, saranno previsti incontri ad hoc con le organizzazioni sindacali.

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