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ISTAT: diffusione e comunicazione o confusione e approssimazione?

La riorganizzazione continua a tendere: aumentano le direzioni

19/11/2016
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Nella primavera di quest’anno sono usciti numerosi provvedimenti di riorganizzazione, frutto del precedente lavoro di studio a cura del team del presidente Alleva. In questo disegno, tra l'altro, sono stati rivisti sia il numero che le funzioni delle strutture dirigenziali dell’Istat.

Abbiamo già ampiamente avuto modo di valutare e criticare, dove lo ritenevamo opportuno, le scelte dei vertici dell’ente, attraverso diverse note e comunicati, ad iniziare dal 27 gennaio 2016.

Una delle principali notazioni che abbiamo fatto all’epoca era relativa al taglio delle strutture dirigenziali di livello generale, decisamente molto inferiore alle aspettative. Era stato mantenuto il livello gerarchico dipartimentale e le direzioni centrali in meno erano solo due, di cui una nella parte tecnica e l’altra nel settore amministrativo.

Ora l’Istituto, che ne dibatte già a partire dal Consiglio di luglio (ma noi lo abbiamo saputo solo molto dopo), ha già deciso di rivedere la propria organizzazione, con riferimento alla Direzione della comunicazione (DCDC). Una “nota informativa” inviata alle organizzazioni sindacali il 7 novembre ha tentato di spiegare i motivi per cui è necessario “scindere” in due la struttura, creando una direzione centrale dedicata più alla diffusione e allo sviluppo dell'informazione e cultura statistica, e un’altra alla comunicazione vera e propria (gestione delle attività di comunicazione delle informazioni statistiche prodotte dall'Istituto). 

Il 18 novembre è stato diffuso il nuovo AOG: le due nuove direzioni prodotte dalla scissione della DCDC si chiameranno DCSI e DCCO e saranno attive dalla vigilia di Natale, il 24 dicembre.

Scenderebbe quindi a una sola posizione il "risparmio" di direzioni centrali  introdotto dalla modernizzazione.

Considerando che solo pochi mesi fa è stato deciso un nuovo assetto, la creazione di una nuova Direzione Centrale necessiterebbe di motivazioni forti e inequivocabili, che facciano emergere con chiarezza la disfunzionalità dell’attuale disegno organizzativo rispetto agli obiettivi assegnati alle strutture. Invece entrambe le motivazioni utilizzate nella nota prodotta dall’amministrazione sono decisamente deboli, sia logicamente che tecnicamente.

Una delle due modifiche che sarebbe alla base della decisione è quella normativa. Il Decreto legislativo 25/5/2016 n. 97 ha introdotto - dopo l'atto organizzativo generale approvato lo scorso 9 febbraio - due novità: l’ampliamento dei ricercatori titolati ad utilizzare file di microdati (non più solo di università ed enti di ricerca, ma anche di istituti privati e pubblici, e delle relative strutture di ricerca) e la possibilità di fornire anche un accesso ai dati “da remoto”. Per il resto, l’Istat archivia e rende disponibili già da molti anni file di microdati in diversi formati, per cui ci sembra un po’ eccessivo affermare che “detta norma richiederà nei prossimi mesi un attento e approfondito lavoro di analisi e predisposizione di nuove metodologie di diffusione del dato statistico”. E del resto, se davvero c’è bisogno di un investimento in risorse impegnate in analisi e attività innovative si dovrebbe potenziare l’organico del personale coinvolto, e incrementare la collaborazione con i settori in grado di fornire un contributo reale ai nuovi processi e prodotti. Non si vede invece quale possa essere in tal senso il valore aggiunto di una nuova direzione, che peraltro dalla lettura della nota dell'amministrazione appare costituita da un solo servizio con grossomodo le stesse risorse di quello che attualmente svolge le medesime funzioni!

La seconda motivazione sarebbe invece interna. Nell'introdurla si usano espressioni di stampo decisamente surrealista: “pubblico generalista”, “potenzialità della statistica per la vita quotidiana”, “lettura corretta del mondo circostante”, “partecipazione avvertita e matura alla vita e alle scelte della propria comunità”. La mitosi della DCDC, che serve a creare due direzioni al posto di una, renderebbe i settori della diffusione e della comunicazione “pienamente in linea con il programma di modernizzazione” e renderebbe addirittura “più incisiva la penetrazione della cultura statistica, a tutti i livelli”, attraverso “l’individuazione di nuove modalità e piattaforme espressive”. Tali folgorazioni sono però anche direttamente scaturite dallo stesso processo di modernizzazione, che avrebbe dispiegato i suoi effetti rivelando l’esigenza di “nuove e più evolute modalità di diffusione della cultura statistica e di comunicazione”. Insomma: la necessità di una nuova direzione a 9 mesi dalla riorganizzazione emerge nientemeno che dalla riorganizzazione stessa!

In realtà a febbraio scorso, con il nuovo AOG, si è perseverato nell’errore da sempre evidenziato dalla FLC CGIL e già commesso in passato, da ultimo pienamente con la riorganizzazione del 2011, cioè quello di affiancare ad una funzione che di per sé non avrebbe mai avuto all’Istat il rango di una direzione – quella dell’ufficio stampa – una serie di funzioni eterogenee (gestione dei microdati, laboratorio Adele, diffusione della cultura statistica, Intranet, biblioteca, organizzazione di eventi, centro stampa, sito internet...). Accorgersene ora avrebbe potuto essere un - tardivo - ravvedimento che avremmo giudicato comunque positivamente. Ma la “soluzione” individuata, ovvero una “separazione” delle funzioni senza alcuna reale modifica organizzativa, sembra invece destinata a un unico scopo: la creazione di una nuova posizione dirigenziale.

Le perplessità aumentano analizzando la suddivisione delle funzioni e dei contenuti delle due nuove direzioni. Le “funzioni di diffusione e promozione” sarebbero svolte dal personale dell’attuale servizio, che di funzioni ne ha meno, ed è anche quello con minori risorse (meno di 40 lavoratori). Per contro il servizio attualmente più grande (oltre 50 dipendenti) diventando direzione curerà ancora funzioni eterogenee, tra le quali - come recita testualmente il nuovo AOG - spicca la "presenza dell'Istituto sul social network": notoriamente infatti ne esiste uno solo.

Entrambe le nuove direzioni sarebbero costituite da un solo servizio, per cui non si comprende davvero quale rafforzamento o miglioramento organizzativo si possa ottenere lasciando invariate le strutture di livello non generale ma separandole in due diverse direzioni. E infatti nella nota si precisa che le due future direzioni sono destinate ad una collaborazione e integrazione “molto forte”, che verrà definita non si sa bene da chi, e comunque con calma, cioè entro due mesi dalla nomina dei due futuri direttori.

Infine, decisamente priva di note migliorative – e quindi di fatto disfunzionale – risulta l’assegnazione delle risorse alle due future direzioni. I dipendenti ad oggi assegnati ai due diversi servizi semplicemente transiterebbero nei servizi delle due future direzioni in base alla loro “attuale collocazione”, mentre il personale attualmente a staff sarebbe riassegnato a ciascuna direzione sulla base delle proprie competenze e formazione. Sembra poi escluso – anche se il passaggio non è chiaro – il potenziamento tramite l'afflusso di personale esterno, il che determinerebbe la creazione di due direzioni evidentemente sottodimensionate rispetto a tutte le altre strutture di pari livello. Una delle direzioni già oggi con meno personale, la DCDC, ne produrrà due! Facciamo presente a che tutti i dipendenti degli uffici territoriali non hanno più un direttore, e sono oltre 300!

La FLC CGIL ribadisce la propria assoluta contrarietà alla creazione di una nuova direzione centrale, non essendoci alcuna esigenza organizzativa che giustifichi la scelta, né un concreto e determinabile incremento delle funzioni, a cui peraltro dovrebbe semmai corrispondere un incremento del personale assegnato o dei fondi, e non certo delle posizioni dirigenziali.

Il livello del dibattito sulla comunicazione dell’Istat dovrebbe essere tutt’altro e riguardare ad esempio il rapporto tra l’autonomia del ricercatore e il rapporto con l’opinione pubblica e gli organi di stampa delle singole strutture “di produzione”. Il ragionamento organizzativo prodotto invece dall’attuale amministrazione sulle funzioni di comunicazione e diffusione e sulla loro unificazione o separazione viene da lontano: non ci aspettavamo che il risultato della enterprise architecture fosse il semplice ritorno (con gli stessi personaggi?!?) all’era Biggeri, quando la direzione di diffusione aveva come sigla DCIS invece della nuova DCSI e la funzione di comunicazione era svolta da un Ufficio di diretta collaborazione con rango di direzione.

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