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Il direttore generale dell’Istat ha una "forza maggiore" dei prefetti

L’Istat risponde alla FLC CGIL sulle chiusure forzate

03/02/2017
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Lunedì 9 gennaio il prefetto di Campobasso ha deciso con un’ordinanza di chiudere tutti gli uffici pubblici, a causa della neve. Tra questi c’è anche la sede regionale del Molise dell’Istituto Nazionale di Statistica. Il giorno dopo viene ufficializzato un ordine di servizio a firma del direttore del DIRM Fiorespino, che “autorizza” i dipendenti della sede a giustificare l’assenza con un permesso retribuito (gravi motivi) o con le ferie.

La FLC CGIL ha scritto quindi il 13 gennaio una nota al dirigente, ricordando che, da legge, la giornata lavorativa non prestata  a causa della chiusura non programmata del luogo di lavoro, certamente non può essere a carico del dipendente e che ci sono casi analoghi in cui l’Istat stesso si è comportato diversamente. Abbiamo citato l’ordine di servizio con cui nel 2012, dopo una lunga diatriba, vennero regolarizzate le chiusure ordinate dal prefetto di Roma nelle giornate di neve, ma anche un ordine di servizio firmato lo scorso anno (2016) dall’attuale direttore generale Antonucci, in occasione di lavori nella sede Istat di Venezia.

Passano pochi giorni e accade, purtroppo, un altro evento imprevisto: il terremoto del 18 gennaio. Le sedi romane vengono fatte evacuare definitivamente, dopo la terza scossa, per ordine del Direttore generale. Anche quella di Ancona viene chiusa dopo le prime due scosse. Due giorni dopo viene pubblicato un ordine di servizio che considera giustificate le ore perse in seguito alla chiusura delle sedi romane a titolo di “codice 780 (uscita a causa di forza maggiore)”. Il 23 gennaio esce un ulteriore ordine di servizio, analogo, relativo alla sede di Ancona.

Il 1° febbraio, mentre ancora sono in sospeso le regolarizzazioni delle giornate critiche nel sistema Urbi, viene finalmente prodotta una nota di risposta alla FLC CGIL, che nel frattempo aveva sollecitato più volte il direttore del personale.

La nota, raggiungendo vette sconosciute di sillogismo amministrativo, ma perfettamente in linea con la confusione organizzativa attuale, conferma tutti gli ordini di servizio emanati. Infatti, secondo un orientamento applicativo dell’ARAN, disposizione che come noto per l’Istat riveste rango costituzionale, non sarebbe permesso al datore di lavoro corrispondere la retribuzione per i giorni di chiusura, a meno che il dipendente non giustifichi la “mancata prestazione” con “i permessi retribuiti o le ferie”.

Essendo invece le chiusure per forza maggiore disposte direttamente dal datore di lavoro, ovvero il direttore generale, si utilizza in quei casi il codice 780.

Del resto lo stesso direttore generale quando era direttore ad interim del DIRM, meno di un anno fa, aveva autorizzato l’utilizzo di un altro codice per la chiusura forzata della sede veneta. Evidentemente non solo le circolari applicative dell’ARAN hanno più forza delle leggi e il direttore generale dell’Istat ha maggiore competenza del prefetto sulla chiusura delle sedi, ma il direttore generale ha anche la possibilità e la capacità di cambiare codice a seconda dell’evenienza.

Ribadiamo che, pur essendo la norma poco chiara, la distinzione che l'Istat fa - caso per caso - non ha basi logiche ancor prima che giuridiche. Chiediamo quindi di utilizzare il codice di "forza maggiore" anche per i colleghi della sede di Campobasso.

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