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ISTAT: a che punto siamo con il lavoro agile

Risolta la gran parte dei problemi, restano criticità su vari punti

26/02/2020
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In questi giorni, da una prima ricognizione generale, sembrerebbe che la gran parte dei problemi segnalati dal nostro comunicato della scorsa settimana siano stati superati.

Diamo atto del grande impegno delle segreterie di direzione nel risolvere i problemi, in particolare nelle strutture nelle quali il direttore ha rinviato agli ultimi giorni la decisione.

Permane una disparità fra direzioni e in alcuni casi fra servizi della stessa direzione sul numero di giorni mensili “accordati” dal dirigente: questione che secondo noi dovrà essere affrontata nel passaggio dalla sperimentazione alla messa a regime, per arrivare a un numero di giorni fisso uguale per tutti.

I tre giorni di preavviso sembrano ad alcuni lavoratori troppi perché difficili da gestire nella quotidianità lavorativa: deve essere chiaro che si tratta di una norma indicativa e non perentoria.

Altro elemento critico riguarda il cosiddetto monitoraggio della sperimentazione. Se è infatti utile e anzi auspicabile che le direzioni documentino i vantaggi e gli svantaggi riscontrati, preferibilmente con un'unica modalità, appare improprio e contrario allo spirito dello smart work il comportamento di alcuni dirigenti che chiedono report giornalieri delle attività (chi li dovrà poi leggere e valutare?), la calendarizzazione preventiva per tutto il mese, o di usufruire dei giorni di lavoro agile “straordinario” solo se è impossibile utilizzare altri giustificativi di assenza. Ricordiamo che uno degli scopi principali del lavoro agile dovrebbe essere l’incremento della produttività, direttamente misurabile proprio con la riduzione del tasso di assenteismo grazie allo smart work!

La certificazione dell’attività svolta (art. 20 della legge 81/2017) è un diritto che il lavoratore ha, a prescindere dalle 4 giornate di lavoro agile, e che l’Istat non è mai stato in grado di garantire, se non in prossimità di selezioni e concorsi.

Un elemento che va gestito caso per caso con attenzione, soprattutto nelle sedi territoriali, riguarda la deviazione delle chiamate dall’ufficio alla postazione “agile”, che non può in ogni caso violare il diritto alla disconnessione e non deve essere confuso con l’istituto della reperibilità. Se impostata la deviazione in giornate precedenti a festività o assenze si rischia di istituire una vera e propria invasione del lavoro 24 ore su 24.

La deviazione di chiamata pone inoltre problemi tecnici non secondari, che andrebbero valutati, anche ai fini di trovare soluzioni ad hoc. Il dipendente in lavoro agile non sarebbe in grado di distinguere le chiamate, cioè di visualizzare il numero del mittente, e quindi di richiamarlo in caso di mancata risposta. Il periodo di 2 ore al giorno in cui il dipendente è “contattabile”, indicato nell’accordo, va considerato come indicativo e di volta in volta dovrebbe essere possibile ricontrattarlo con il dirigente per esigenze personali o di servizio.

Alla direzione del personale sono state rinviate le firme sull’accordo di lavoro agile, approfittando della proroga dell’ultim’ora: ci auguriamo che sia avvenuto con lo scopo di evitare penalizzazioni all’interno della direzione.

Per quanto riguarda il lavoro agile straordinario in base all’emergenza coronavirus, abbiamo segnalato nella serata di ieri due ulteriori ordinanze di chiusura delle scuole, nella provincia di Palermo e nella regione Marche. Anche se quest’ultima ha sollevato un conflitto con il governo, riteniamo che a tutela dei lavoratori e dell’attività, l’Istat deve estendere la possibilità di lavoro agile in deroga per i prossimi giorni almeno agli uffici di Ancona e Palermo, in ossequio a quanto deciso nel corso dell’incontro di lunedì 24.

Chiediamo al personale di continuare a segnalarci le eventuali criticità, e invitiamo tutto l’Istituto, a cominciare dai suoi dirigenti, a utilizzare il buonsenso nella gestione della sperimentazione, il successo della quale dovrebbe essere obiettivo comune di tutti.

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