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All'ISTAT primo evento pubblico di Blangiardo, le conclusioni a Bagnai

Il senatore leghista anti euro fa un comizio di mezz'ora senza contraddittorio. E sabato il presidente dell'Istat va a Verona

27/03/2019
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Nell'aula magna dell'Istat lunedì 25 marzo 2019 si è svolta la presentazione del Rapporto annuale sulla competitività dei settori produttivi.

Fino a pochi giorni prima il programma era definito con le conclusioni di Michele Geraci, sottosegretario del MISE ("da confermare"), impegnato negli scorsi giorni nell'intricata vicenda della "Via della seta".

Dal 21 marzo, giovedì, il programma cambia.

Tutto identico, tranne l'intervento conclusivo. Il nuovo nome prescelto è quello di Alberto Bagnai, professore di politica economica a Pescara e, per la Lega, presidente della commissione finanze del Senato, noto "animatore" di un movimento di opinione contro la moneta unica.

Con il suo consueto stile autocompiaciuto e irrobustito da battutine salaci, Bagnai ha quindi dominato la scena, nello stupore di ricercatori e tecnologi dell'Istituto, più volte chiamati "funzionari" dal professore-senatore.

Senza mai nominarlo, Bagnai ha più volte fatto capire che il vero problema della competitività (che il rapporto avrebbe il torto di non definire!) è la moneta unica, che avrebbe fatto crollare la produttività italiana a partire dagli anni Novanta. Niente di nuovo per i follower del senatore "post keynesiano" che ha scelto il partito di Salvini, che "non essendo di sinistra consente più teste pensanti che pensano cose diverse".

Numerose le "verità" scomode esposte dal professor Bagnai sulle cose che "non si devono sapere",  sui problemi sui quali "dobbiamo girarci intorno in pubblico", "con le borse aperte", ma si deve riflettere "in privato",  che i giornalisti ("il cui mestiere è aiutarci a non farci capire tra noi", che forniscono "luoghi comuni disfattisti") nascondono, e che alle istituzioni europee non interessano. Partendo dalla "competitività" di prezzo, invitando tutti a "non mettere la testa sotto la sabbia" Bagnai accusa a turno l'OCSE, che non aggiorna i dati sulla flessibilità del mercato del lavoro dal 2013, o la Germania, per i numerosi processi di dumping a danno dell'Italia (salariale, geopolitico, regolamentare), o l'Olandache elogia l'euro sul sito del proprio Ministero dell'economia, oppure ancora i colleghi economisti che si dimenticano di teorie economiche elementari. 

Ridacchiando Bagnai nel suo discorso ricorda con nostalgia l'ISCO, ente che è stato prima accorpato all'ISPE per formare l'ISAE, che da qualche anno è a sua volta stato "inglobato" dall'ISTAT, dimostrando di non conoscere a fondo chi lavora nell'ente in cui è stato invitato a parlare.

Sempre con stile sardonico, il professore non ha mancato di esaltare la legge sulla scuola operata dal fascismo (la riforma Gentile) perché metteva la cultura prima delle competenze ("questa adesso sarà considerata apologia"), e - alla fine - per chiedere di sostituire, se riferita alle imprese, la parola "domestico", che si adatta agli animali, con "nazionale" o - se questa parola suonasse troppo scomoda - "residente".

Il presidente ha ringraziato il senatore, e la mattinata si è chiusa così, senza possibilità di contraddittorio.

Decisamente non un buon inizio, sul fronte dell'indipendenza dell'Istat. Anche pensando al prossimo fine settimana, quando è prevista la presenza di Blangiardo al convegno sulla "famiglia" di Verona a dibattere con l'amico senatore Pillon.

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